Una guida pratica al voto in Sardegna

Una guida pratica al voto in Sardegna

Come tutti sappiamo, siamo in piena campagna elettorale in vista delle elezioni regionali Sarde. Secondo gli ultimi sondaggi, oltre alle due coalizioni di centro destra e di centro sinistra c’è anche il candidato del Movimento 5 Stelle a contendersi lo scranno di presidente della Regione.
Riprendiamo il contributo di Simone Angei, Avvocato e Cultore di Diritto amministrativo presso la Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari, il quale analizza i meccanismi dell’attuale legge elettorale in modo da schiarirci le idee per l’imminente chiamata alle urne.

“Attualmente, l’elezione del Presidente e dei componenti del Consiglio regionale della Regione Sardegna è regolata dalla Legge statutaria del 12 novembre 2013, n. 1: si tratta di una legge particolare, con la quale la Regione esercita il potere di disciplinare il proprio sistema elettorale.

La scelta contenuta in questo sistema è racchiusa nel principio simul stabunt, simul cadent: sia il Presidente della Regione che il Consiglio regionale traggono la propria legittimazione direttamente dal voto dei cittadini (mentre, precedentemente al 2004, il Presidente doveva raccogliere la fiducia del Consiglio regionale).

Detto sistema prevede che il risultato sostanziale della competizione elettorale sia determinato dalla maggioranza dei voti conseguiti dal candidato Presidente della Regione: un solo voto in più, infatti, gli consente di “vincere” la competizione e ottenere un premio di maggioranza (55% dei seggi in ipotesi del 40% di preferenze, 60% ove sia superata la soglia del 40%, nessuno ove si superi il 60%) grazie al quale poter dirigere la politica regionale per il quinquennio successivo. Questo è infatti ciò che è accaduto con le elezioni del 2011, nelle quali la coalizione del centrodestra ottenne un numero maggiore di voti e, tuttavia, il Presidente Pigliaru ottenne un numero superiore di preferenze rispetto al diretto concorrente Cappellacci.

L’elettore è quindi chiamato ad esprimere il proprio voto su un’unica scheda e si trova davanti tre possibili scenari:

1. Può decidere di votare il solo candidato Presidente, senza esprimere preferenze per alcuna lista: in questo caso, il voto non si estende alle liste che lo sostengono e concorre esclusivamente ad eleggere il Presidente medesimo.

2. Può decidere di votare solamente una lista: in questo caso il voto si intende attribuito a favore del candidato Presidente collegato a tale lista.

3. Può decidere di votare un Presidente e una lista ad esso non collegata (cosiddetto voto disgiunto): in Sardegna infatti, l’elettore può esprimere la propria preferenza per una lista e per un Presidente non espresso da quella coalizione, il che spiega la circostanza per cui il candidato Presidente possa ottenere un numero di voti totalmente differente rispetto alle liste che lo sostengono.

Inoltre, se l’elettore decide di votare per una lista, al suo interno (e dunque non tra liste diverse) potrà esprimere fino a due preferenze, purché queste siano attribuite a candidati di genere diverso: è questa la doppia preferenza di genere, novità apportata all’art. 9 della legge elettorale dalla legge 20 marzo 2018, n. 1.

Determinato il Presidente della Regione, il quale è altresì membro del Consiglio regionale, si procede alla ripartizione dei seggi restanti (59). A tale ripartizione vengono ammesse esclusivamente le liste che abbiano superato una determinata soglia di sbarramento: 10% su base regionale per i gruppi di liste che fanno parte di una coalizione, 5% su base regionale per i gruppi di liste non coalizzati.

Come molti avranno modo di notare, nonostante circoscrizioni come quella del Medio Campidano possano oggi esprimere solo 3 consiglieri regionali (erano di più, prima che il Consiglio decidesse la drastica riduzione dei suoi membri da 80 a 60 a partire dal 2014), i candidati per ogni lista risulteranno comunque 4: ciò è dovuto alla necessaria parità di candidati tra uomini e donne all’interno delle liste, imposta dalla medesima legge elettorale.

Una considerazione finale, sempre valida e fuori dai tecnicismi, è l’invito a non rinunciare ad esprimere il proprio voto e concorrere così ad eleggere i propri rappresentanti: diversamente, ciascuno di noi lascia solamente che siano altri, attraverso il proprio voto, a decidere per tutti”.

Avv. Simone Angei.

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