Socrate si sbagliava: non sappiamo di non sapere

Socrate si sbagliava: non sappiamo di non sapere

Photo: Briana Hunter/Shutterstock


Oggi vorrei sottoporti ad un test, dovrai rispondere solo o no.
Mi raccomando, annota le risposte per leggere il tuo profilo 😉

A. Di solito mi basta leggere due o tre nozioni su Wikipedia per poter spiegare efficacemente l’argomento.
B. Dopo che incontro lo stesso problema per più di due volte posso dire di essere “maestro” di problem solving.
C. Guardo spesso Super Quark, posso ritenermi mediamente esperto di storia.
D. Ho ben chiaro il funzionamento generale dell’universo, nonostante non sia laureato in astrofisica.
E. Quando guardo un talent show, o una partita di qualsiasi sport, penso che spesso i giudici/gli arbitri siano degli incompetenti.
F.  Le mie abilità di guida sono sopra la media.

Bene, hai risposto a tutte le domande? La maggioranza delle risposte era no? Peccato, questo articolo non parla di te. Se hai risposto soprattutto , allora sei tu il protagonista, e sei vittima dell’effetto Dunning-Kruger!

L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva per cui persone poco esperte tendono a sovrastimare le proprie capacità, autovalutandosi – spesso a torto – esperti in quel campo. I primi a scrivere di questo errore di valutazione (detto bias) furono Justin Kruger e David Dunning, due ricercatori dell’università di Cornell in un articolo pubblicato nel 1999 sul Journal of personality and social psychology. Per spiegare l’effetto, gli autori riportano un fatto di cronaca:

“Nel 1995 il signor McArthur Wheeler entrò in due banche di Pittsburgh e fece due rapine, senza alcun tentativo di travestimento. Fu arrestato più tardi quella notte, poco meno di un’ora dopo la registrazione delle telecamere di sorveglianza. Quando la polizia mostrò in seguito i nastri, il signor Wheeler li fissò incredulo! “Ma io avevo il succo!”, mormorò. Apparentemente, il signor Wheeler era convinto che sfregare il viso con del succo di limone rendesse invisibili alle videocamere!”

Questo divertente aneddoto ci porta alla considerazione che quando le persone sono incompetenti nelle strategie che adottano per raggiungere un obiettivo, cascano in un duplice intoppo: non solo raggiungono conclusioni errate e fanno scelte sfortunate, ma la loro incompetenza le priva della capacità di capirlo!

Perché? Semplice, le abilità che generano competenza in un ambito sono le stesse che servono per valutare la competenza stessa! Per questo motivo, gli individui incompetenti mancano di quello che gli psicologi definiscono in termini di metacognizione, metamemoria, metacomprensione o automonitoraggio. Questi si riferiscono alla capacità di sapere quanto bene si sta eseguendo un compito, quanto è probabile che si stia giudicando una prestazione in modo preciso e quando invece si sta sbagliando. Per esempio: le capacità che permettono di produrre una frase grammaticalmente corretta sono le stesse che ci permettono di individuare la struttura grammaticale di una frase e allo stesso tempo sono le stesse che ci permettono di riconoscere un errore grammaticale quando questo viene fatto!

Pensate che solo un impacciato come il signor Wheeler possa cadere in questo bias? Anche gli autori erano curiosi di scoprirlo, così invitarono una serie di persone a partecipare ad un semplice esperimento. Per prima cosa, ad ogni volontario venne chiesto quale fosse il loro livello di expertise in tre differenti aree: umorismo, logica e grammatica. Nella seconda parte dell’esperimento misurano dunque le loro effettive abilità in questi ambiti. Cosa venne fuori? Chi si era autovalutato “altamente competente”aveva registrato punteggi clamorosamente bassi nel test.

Va beh, ma che sbruffoni, direte voi.
Ebbene no! Gli autori riportano che i novizi in tutti i campi possiedono competenze metacognitive più scarse rispetto agli esperti: in fisica, i novizi sono meno precisi degli esperti nel giudicare la difficoltà di un problema di fisica; negli scacchi, i novizi sono meno accurati degli esperti nel capire quante volte hanno bisogno di vedere una data posizione della scacchiera prima di essere in grado di riprodurla correttamente, alcuni giocatori di calcio riportano di essere più bravi dei loro compagni.

Per fare un esempio più recente, l’88% degli automobilisti americani ritiene di avere capacità di guida superiori alla media, semplicemente paradossale. Questi risultati dunque suggeriscono che le persone non preparate non possiedono il livello di abilità metacognitive necessarie per effettuare un’accurata autovalutazione, abilità che le loro controparti più esperte, invece, possiedono!
Questo li porta ad altre quattro conseguenze:

1.   Giudicano in modo molto superiore le loro abilità e le loro prestazioni, rispetto a quella che è la realtà oggettiva;
2.   Sono meno abili degli esperti nel riconoscere la competenza quando la vedono, sia che si tratti della propria che quella degli altri;
3.   Quando si confrontano con persone più brave di loro, non riescono a fare un confronto oggettivo tra la loro e gli altri, e dunque raramente ricalibrano l’idea che hanno delle loro capacità;
4.   Nonostante ne abbiano la dimostrazione, hanno difficoltà a capire di non essere esperti.

Chissà cosa direbbero Dunning e Kruger se facessero un giro sui social network e scoprissero che siamo tutti un po’ psicologi, un po’ medici di noi stessi, un po’ economisti e un po’ allenatori di calcio!

Arrivati a questo punto, potremmo pensare che almeno gli esperti abbiano una visione quantomeno realistica delle loro capacità! Diamo uno sguardo al grafico: come possiamo vedere la linea rossa indica come la confidenza nei propri mezzi cambi a seconda dell’esperienza che abbiamo in un certo campo. A bassi livelli di conoscenza corrispondono altissimi livelli di fiducia nei propri mezzi! A mano a mano che però ci spostiamo dal non sapere nulla di un argomento ad esserne esperti, questo ottimismo diminuisce per poi risalire ancora quando si è massimi esperti. La linea tratteggiata dimostra che c’è un punto in cui esperti e inesperti si autovalutano allo stesso modo, assurdo vero?

Le persone altamente competenti, quindi, tendono a sottostimare le loro capacità. Questo accade per via di un altro bias: l’effetto del falso consenso. Detta in soldoni, è la tendenza ad attribuire agli altri il proprio modo di pensare, e le proprie capacità. Dunque, le persone che avevano avuto dei punteggi alti nei test presumevano che anche i loro coetanei dovessero aver fatto altrettanto bene! (A volte invece soffrono addirittura della sindrome dell’impostore: a dispetto delle dimostrazioni di essere davvero capaci, le persone affette da tale sindrome sono fermamente convinte di non meritare il successo ottenuto).

Insomma, come afferma ironicamente lo stesso Dunning «Se mi chiedete quale sia la singola caratteristica che renda una persona soggetta a questo auto inganno, io direi che è respirare


Federica Trenta

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