Ritorno alla normalità

Ritorno alla normalità


Appena avuto il tempo di uscire dalla fase 2 ed entrare nella fase 3 ed eccoli lì che aleggiano i fantasmi del passato. 

A ricordarci i nostri vecchi problemi è stato il Procuratore Generale della Corte dei Conti f.f. Fausta di Grazia. Durante la requisitoria orale nel giudizio sul rendiconto generale dello stato ha tirato le somme sui conti nell’anno appena passato e ormai dimenticato.

Tra i tanti spunti interessanti, quelli che ci hanno maggiormente colpito sono i commenti sulle politiche previdenziali ed assistenziali.

«Per quanto riguarda la “quota 100”, a seguito della normativa emanata, alla data del 31 dicembre 2019 risultano essere state approvate 155.897 richieste di collocamento in quiescenza, pari a circa il 69% delle domande presentate. Delle istanze accolte circa il 49% riguarda soggetti con oltre 41 anni di contribuzione, a fronte di un’anzianità lavorativa media di 40 anni. I risultati sono stati al di sotto degli obiettivi illustrati nella Relazione tecnica che accompagnava il provvedimento, avente anche finalità di ricambio generazionale della forza lavoro.» 

Da questa dichiarazione si nota il limite principale di questa politica: non riesce a generare lavoro. Un limite alquanto comune per una riforma pensionistica, ma che, comunque, veniva dipinta come una riforma che si sarebbe finanziata grazie al ricambio lavorativo. Infatti, si prometteva un turnover molto forte nel quale ogni pensionato sarebbe stato sostituito da 3 nuovi assunti, ma la realtà che ci troviamo davanti ora è ben diversa. Secondo una nota dell’osservatorio dei conti pubblici della Cattolica, infatti, il tasso di sostituzione potrebbe essere al massimo di 2:3, quindi ogni 3 nuovi pensionati sono stati assunti solamente 2 nuovi lavoratori.

«Sul fronte assistenziale, l’attuazione del “reddito di cittadinanza” è rientrato tra le finalità della missione 24, con uno stanziamento definitivo di 5.728,6 milioni di euro, dei quali  sono stati impegnati 3.878,7 milioni. Dai dati degli uffici di controllo risultano essere state accolte circa 1 milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali, secondo elaborazioni di questo Istituto, soltanto il 2% ha poi dato luogo ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego.»

Su alcune delle criticità del reddito di cittadinanza ci siamo già espressi in passato, prima di avere informazione sulla sua efficacia, qui e qui. Dal commento del Procuratore, si evince come questa politica sia stata completamente ridimensionata sia in termini di domande accolte, sia in termini di risultati, e quindi nuovi contratti di lavoro. Una parte importante della politica era l’attenzione data alle politiche attive del lavoro, parte che a nostro parere cozzava con l’utilità dello strumento del reddito universale. I centri per l’impiego sono riusciti a trovare un lavoro soltanto al 2% dei percettori del RDC. Questi risultati non sono così sorprendenti se si va a vedere chi dovrebbe gestire questa politica, ovvero l’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) che, assieme ai centri di impiego, coordina le politiche del lavoro per le persone in cerca di occupazione. L’ANPAL, infatti, si trova nel caos, tanto che il piano industriale 2020-2022 è stato giudicato insufficiente e respinto per ben tre volte dal Cda dell’Agenzia. 

Il compito dell’ente, in questi mesi, sarebbe dovuto essere quello di creare una piattaforma di incrocio fra domanda e offerta di lavoro, piattaforma costata al Governo 25 milioni e ancora non operativa. Inoltre, ci sono problemi anche sulla gestione e il monitoraggio dei cosiddetti  “navigator”. Allo stato attuale, infatti, essi risultano impiegati principalmente nell’affiancamento nei centri per l’impiego e ricoprono una funzione meramente “tecnica”. Inoltre, secondo l’esperienza del Veneto, non hanno nemmeno accesso al sistema informatico delle regioni, bensì forniscono assistenza agli operatori dei centri per l’impiego.

Ormai siamo in piena fase 3, forse stiamo tornando alla normalità con i soliti problemi.




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