Ludocrazia: la Repubblica del gioco.

Ludocrazia: la Repubblica del gioco.

Di tutte le emergenze che la nuova giunta sarà chiamata ad affrontare, la ludopatia si caratterizza per il fortissimo impatto sociale: oltre al fatto che la differenza negativa tra giocate e vincite si tramuta in una vera e propria tassa che grava sui ceti più poveri, la portata delle dipendenze che il gioco d’azzardo può scatenare necessitano di interventi coordinati di Governo, Enti Locali, imprese e associazioni per provare a tamponare il fenomeno.

Quando si parla di ludopatia ci si riferisce alla dipendenza patologica dal gioco d’azzardo, attività regolamentata dallo Stato e di facilissimo accesso da parte degli utenti, tanto nella sua componente fisica -slot machine, VLT, lotterie istantanee e ad esito differito, scommesse sportive- quanto virtuale -siti online delle più variegate attività-. Essendo un fenomeno di ampia portata è utile scinderlo in un primo momento nella sua dimensione quantitativa chiedendosi: quanto è pesante il settore del gioco? Chi sono i ludopatici? Proviamo ad inquadrare il discorso con qualche numero:
secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il volume di denaro giocato dagli italiani nel 2017 è risultato essere 101,8 miliardi di euro -contando solo la dimensione fisica ed escludendo il gioco online- mentre la spesa dei giocatori (che risulta essere la differenza tra il volume giocato e le vincite) è di 20,5 miliardi, che altro non sono se non una super tassa diretta ai giocatori.

Proviamo ad indagare, dunque, chi sono questi soggetti: secondo la recentissima analisi dell’istituto superiore di Sanità del 2018, il 36,4% degli italiani (dunque circa 18.450.000 persone) ha giocato d’azzardo almeno una volta nei 12 mesi precedenti l’intervista. Il gioco d’azzardo nell’ultimo anno ha interessato quasi un uomo su due (43,7%, pari a oltre 10.500.000 residenti) e una donna su tre (29,8% pari a 7.900.000 residenti). Si gioca d’azzardo soprattutto tra i 40 e 64 anni e si inizia a giocare soprattutto tra i 18 e i 25 anni (51,8%). Stiamo introducendo un fenomeno, quello del gioco d’azzardo in generale – comprendente il giocatore occasionale/sociale e il giocatore dipendente -, che ha una diffusione ed un’accettazione sociale che rende difficile combatterne gli effetti perversi. Nello specifico, il 26,5% degli italiani (pari a circa 13.435.000 persone) si è dedicata al gioco d’azzardo in modo “sociale”, con differenze significative tra maschi e femmine (rispettivamente 30,2% vs 23,1%). I giocatori a basso rischio sono il 4,1% (circa 2.000.000 di residenti) e i giocatori a rischio moderato sono il 2,8% (circa 1.400.000 residenti). I giocatori problematici sono il 3% (circa 1.500.000 residenti). Tra i giocatori problematici la fascia di età 50 – 64 anni è la più rappresentata (35,5%).

Una volta che abbiamo scremato i giocatori più in pericolo cerchiamo di capire quale possa essere il profilo di questa categoria, sempre seguendo i dati dell’ISS: l’indagine ricostruisce un’immagine di un gruppo sociale maggiormente soggetto a stili di vita poco salutari specie se rapportati ai giocatori sociali, è infatti maggiore la percentuale di chi fuma (44,5% vs 31,7%), il consumo di alcolici 4 o più volte a settimana in particolare di birra (9,7% vs 4,3%), il ready to drink (1,9% vs 0,3%), gli aperitivi (4.9% vs 0.9%) e i superalcolici (5.4% vs 0.6%). Di forte impatto è fenomeno del binge drinking (3,8% vs 0,2%) e il consumo di sostanze stupefacenti (10,6% vs 2,3% riferito al consumo negli ultimi 12 mesi).

Considerando la situazione economica del giocatore problematica, è emerso come abbia ottenuto la cessione del quinto sullo stipendio (5,8%), prestiti da parenti e/o amici (27,7%), da società finanziarie (11,1%) o da privati (14,2%) in percentuale maggiore rispetto alle altre tipologie di giocatori, e che tale situazione si manifesta con percentuali crescenti all’aumentare della gravità del comportamento di gioco.

E i giovani, invece, che rapporto hanno con il gioco d’azzardo? I giocatori sociali sono il 22,7% (stimati in 520.968 studenti), i giocatori a rischio sono 3,5% (stimati in 80.326 studenti), mentre i giocatori problematici sono il 3% (stimati in 68.850 studenti). Anche per i giovani vi è un’associazione tra l’attitudine di gioco e gli stili di vita non salutari precedentemente citati.

Sempre considerando gli spunti dell’ISS, cerchiamo di indagare in questo tragico quadro vedendo quali possono essere i sintomi di sviluppo della ludopatia: dall’analisi risulta come le persone del meridione e delle isole disoccupate e con un titolo di studio medio-basso presentino un rischio doppio di sviluppare un rapporto problematico con il gioco d’azzardo; il rischio è addirittura nove volte per coloro i quali assumano superalcolici per più di 4 volte a settimana. Altro spunto, giocare online per più di mezz’ora a settimana aumenta il rischio di sedici volte rispetto ad un tempo minore di gioco virtuale; mentre giocare mezz’ora a settimana in un luogo fisico ne aumenta il rischio di quattordici volte. Ancora, chi ha persone vicine che hanno o hanno avuto problemi con il gioco ha un rischio cinque volte maggiore rispetto a chi non ha persone vicine con tali situazioni; chi ha un reddito inferiore ai 15.000€ presenta un rischio doppio rispetto alle altre fasce di reddito, così come non riuscire a risparmiare nulla espone ad un rischio di circa cinque volte rispetto a chi risparmia qualcosa, mentre destinare una piccola quota del budget mensile al gioco sembra essere un fattore di protezione molto forte rispetto a chi non definisce un budget da dedicare al gioco d’azzardo.

Diamo adesso uno sguardo alla Sardegna: secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la nostra regione ha 3.309 esercizi commerciali contenenti slot-machine per un totale di 14.487 macchine, ha un volume di gioco di 1.644 miliardi di euro, una vincita di 1.186 e una spesa (ricordate la tassa di cui abbiamo parlato? Eccola) di 457 milioni, il tutto riguardo esclusivamente la rete fisica. Facendo una tanto rozza quanto semplice divisione e considerando la popolazione sarda al 2017 pari a 1.648.176 individui, risulta come la perdita secca pro capite per gioco sia di 277 euro, neonati inclusi (se invece vogliamo considerare il volume di gioco probabile arriviamo alla cifra di 997 euro pro capite, vertiginosa se pensiamo ai livelli di reddito della nostra regione).

Rimandando ad altra analisi le conseguenze sociali che la ludopatia comporta in un territorio, vediamo di esporre brevemente quali sono le risposte per contrastare il fenomeno.

Nel contratto di governo tra Movimento Cinque Stelle e Lega vi è la lotta alla dipendenza da gioco d’azzardo come obbiettivo da perseguire, utilizzando per esempio il divieto di pubblicità sia dei giochi che delle aziende del settore, nonché rafforzando le misure di contrasto al gioco minorile. Tramite il decreto-legge n. 87 del 2018 (cosiddetto decreto Dignità, convertito in legge n. 96 del 2018), insieme alle norme relative al divieto di pubblicità di giochi –sebbene non immediato ma graduato rispetto al tempo-, sono state approvate altre misure di contrasto quali l’utilizzo della tessera sanitaria e alle avvertenze sui tagliandi gratta e vinci. Riguardo la Sardegna, dopo essere stata a lungo una delle poche Regioni a non disporre di una legge di contrasto al fenomeno, l’8 gennaio 2019 il Consiglio regionale ha approvato la legge n.2/2019 riguardante “Disposizioni in materia di disturbo da gioco d’azzardo” in cui le norme più interessanti sembrano quelle relative alla discrezionalità dei sindaci nel determinare l’orario di apertura sia delle sale giochi sia degli esercizi generali che presentano apparecchi. Inoltre, la legge determina il divieto di apertura di sale gioco e installazione di apparecchi in luoghi dislocati a distanza inferiore a 500 metri rispetto a luoghi sensibili quali scuole, impianti sportivi, strutture operanti in ambito sanitario o socio-sanitario, luoghi di aggregazione giovanile. Bisognerà attendere affinché sia possibile capire se queste azioni, tanto nazionali quanto regionali, possano contrastare il fenomeno; è d’obbligo tuttavia sottolineare il forte ruolo esercitato dal Terzo settore nella battaglia contro la ludopatia che ha permesso agli Enti locali di disegnare interventi maggiormente efficaci nel contesto: possiamo citare le iniziative dell’Associazione ASSI.GAP Onlus (Associazione Sarda per lo Studio e gli Interventi sul Gioco d’Azzardo Patologico) come il recente progetto “Azzardopatia” atto alla sensibilizzazione dei rischi connessi al gioco attraverso il lavoro congiunto con Enti locali, studenti e cittadinanza; altra iniziativa degna di nota è “SlotMob”, la quale cerca di sostenere attraverso il consumo e la partecipazione dei clienti le attività che si privano di macchinette e altre forme di azzardo. Invitiamo tutti a seguire l’iniziativa che ha di recente fatto tappa anche a Cagliari, dopo aver fatto successo in molte città della penisola.

In conclusione, il fenomeno della ludopatia è una piaga che, economicamente, grava sugli individui tendenzialmente poveri, poco istruiti, maggiormente inclini a condizioni di disagio sociale. La battaglia inizia nel momento in cui ognuno di noi, ancora prima di aspettare un intervento pubblico, riconosce la gravità, il rischio e la perdita che, matematicamente, non valgono la grattata.



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Fonti:
Libro blu 2017 dell’agenzia delle dogane e dei monopoli
Avviso Pubblico- Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie
CS n. 30/2018 – Gioco d’azzardo – ISS

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