How to “Make latte ovino great again”

How to “Make latte ovino great again”

In questo periodo di campagna elettorale tutti i politici si sono stracciati le vesti per ingraziarsi il comparto del latte sardo. Lo slogan di molti è stato quello per cui l’idea di pagare un litro di latte meno di una bottiglia d’acqua è ingiusto e alcuni hanno parlato di stabilire un prezzo minimo per il latte ovino. Un’affermazione che pare astratta e impensabile in un settore globalizzato e aperto con l’estero come quello alimentare. Dopo aver analizzato il mercato, abbiamo raccolto diversi suggerimenti e considerazioni che ci hanno aiutato a riflettere su una serie di possibili contromisure e soluzioni per l’annoso problema che attanaglia questo settore produttivo.
In particolare, vogliamo ringraziare Francesco Raspa per le sue illuminanti considerazioni e suggerimenti.

Detto ciò, una possibile soluzione da suggerire ai nostri futuri governanti sarebbe quella di indire un tavolo delle trattative in cui sia possibile raggiungere un accordo profittevole per entrambe le parti. Un accordo che si impegni sì ad aiutare nel breve periodo gli allevatori arrivati allo stremo, ma che si impegni a intervenire in misura strutturale. Un accordo che si ponga come obiettivo la collaborazione di tutti, per il raggiungimento di un sistema di produzione sostenibile che non leghi la dignità dei nostri pastori a sovvenzioni una tantum evocate a ridosso delle elezioni.

In primo luogo, occorrerebbe utilizzare e implementare il cosiddetto “pegno rotativo”, una misura posta in essere nel gennaio 2017. Questo strumento consiste nella possibilità per i trasformatori di destinare a lunga stagionatura parte delle proprie giacenze attraverso la concessione di liquidità da parte delle banche che otterrebbero come garanzia le forme di formaggio. Nel 2017 è stata utilizzata anche un’altra misura: la creazione di un fondo per il sostegno del comparto ovino.  Al tempo si tradusse in una distribuzione di soldi a pioggia: vennero infatti elargiti 13 euro per ogni capo ovino. Stavolta sarebbe bene guardarsi da misure di questo tipo, che possono scoraggiare la produzione e creare una disparità di trattamento, ma per il brevissimo periodo serve una misura da abbinare al pegno rotativo in modo che il settore riparta.

Queste sarebbero delle utili misure di breve periodo ma, come abbiam già avuto modo di dire, si rivelerebbero inutili se non accompagnate da interventi strutturali.

Da questo punto di vista, bisogna tenere conto che il settore è caratterizzato da una situazione di poca trasparenza e carenza di fiducia. Gli allevatori, infatti, non conoscono con esattezza quanto latte viene conferito e trasformato. Questo favorisce la speculazione e gli attriti tra colleghi e riduce la fiducia all’interno del settore. L’accentramento da parte del consorzio del Pecorino Romano DOP in una unica pubblicazione mensile dei quantitativi di latte conferiti e destinati alla produzione potrebbe essere una possibile soluzione portando ad un aumento della fiducia tra gli allevatori.

Un secondo intervento possibile sarebbe quello di legare la valutazione del prezzo del latte alle quotazioni del mercato relative al Pecorino romano. Infatti, il prezzo del Pecorino romano viene aggiornato con cadenza settimanale dal Clal, mentre quello del latte viene valutato annualmente.  Ciò impedisce una chiara e tempestiva valutazione del prezzo del nostro “oro bianco”. Ancorare le informazioni sul prezzo del latte a quelle relative al formaggio porterebbe ad una migliore informazione nel mercato e, come visto prima, alla diminuzione delle speculazioni che dipendono dall’assenza di trasparenza nel settore.

Un altro strumento utilizzato nel passato è quello delle famose quote latte utilizzate perlopiù nel campo bovino ed elargite su base nazionale.

Uno strumento già adottato nel mercato, che come spiega Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna, ad il ilfattoquotidiano.it non funziona. Il problema è che “Su 35 caseifici 33 hanno sforato il tetto” – “Il tetto – sottolinea Saba – viene rispettato assegnando quote proporzionali ai diversi caseifici, ma siccome le sanzioni per la sovrapproduzione sono basse (16 centesimi per ogni chilo di formaggio), c’è chi ha pensato che valesse la pena pagarle, perché sarebbe stato ricompensato con i ricavi delle vendite.

Una soluzione di lungo periodo, dati i continui problemi del settore, invece sarebbe quella di una revisione del sistema delle quote con un superamento delle quote per caseificio con quote per allevatore. Queste devono essere assegnate in base all’ammontare dei capi o al costo standard in modo che ogni allevatore possa produrre solo un determinato ammontare di latte impedendo le disastrose oscillazioni dei prezzi. Un sistema consorziale, che assegni ad ogni allevatore una quota di produzione del proprio sistema, in modo da responsabilizzare e valorizzare gli allevatori. Inoltre, questo sistema, permette di gestire il numero di agenti all’interno del mercato, dando la possibilità di monetizzare dalla cessione dei diritti di produzione chi non può più produrre in tale mercato. 

Il pecorino romano è un formaggio protetto da un marchio DOP e quindi le caratteristiche del prodotto finale e delle materie prime devono sottostare ad un particolare regime qualitativo.

Abbiamo tutte le carte in regola per trasformare questo latte di qualità in un prodotto finale di maggior pregio, che possa entrare in un mercato diverso in cui la sicurezza sulle caratteristiche del prodotto sia più importante del prezzo.

Un ulteriore problema è dato dal fatto che le medie aziende agricole sarde hanno una bassa produttività: una pecora di razza Sarda, mediamente, produce circa 130 lt di latte per lattazione contro i circa 400 lt delle pecore di razza Lacaune francesi e gli oltre 500 lt delle pecore di razza Assaf israeliane.

La mancanza di professionalità manageriale all’interno delle aziende si ripercuote quindi poi nella composizione dei consigli delle cooperative, impedendo uno sviluppo su scala della produzione e trasformazione che, incrementando la produttività aziendale, abbatta il costo sostenuto per produrre e trasformare un litro di latte.

Per questo è fondamentale che gli enti locali offrano assistenza tecnica alle aziende. Nel passato questo veniva portato avanti dai dipendenti dell’ARA (Associazione Regionale Allevatori) assorbita dalla nuova LAORE con funzioni complessivamente più limitate.

Ma gli enti locali non possono fare tutto da soli, è necessario che gli amministratori delle cooperative riconoscano i propri limiti manageriali e cerchino, attraverso il consorzio, di creare un sistema di commercializzazione accentrato che permetta di abbattere i costi fissi e che eviti la concorrenza. Un sistema che permetta la creazione di nuovi prodotti e investa su quelli già esistenti (Pecorino Sardo DOP) e punti su campagne di marketing che possano entrare in più mercati esteri. Un sistema che metta al centro la collaborazione tra produttori, l’aiuto reciproco e l’unione che essi stanno dimostrando in questi giorni di protesta.

Noi le nostre considerazioni le abbiamo fatte.

Spetta ai futuri governanti l’onere e l’onore di aprire un discorso costruttivo su questo tema, senza abbandonarsi alla facile retorica dell’industriale cattivo ma cercando di aprire un discorso inclusivo di tutte le parti in causa con l’obiettivo di far ripartire una parte importante della nostra economia e cultura isolana.

Per info o suggerimenti scrivici su redazione@arrexini.it
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