Scuola: se la divisa ci rende un po’ più uguali

Scuola: se la divisa ci rende un po’ più uguali


Non si sentiva parlare di divise scolastiche – in Italia il classico grembiule –  dal lontano 2008, cioè dalla Riforma della Scuola Gelmini. La Riforma proponeva infatti la reintroduzione dell’uniforme nelle scuole pubbliche.  Ad oggi, in Italia non esiste alcun obbligo di legge per l’utilizzo di divise scolastiche a nessun livello di istruzione. Benché sia prassi l’utilizzo dei grembiuli nelle scuole materne, e in molte scuole elementari, la decisione è sempre in capo ai dirigenti scolastici.

In questi giorni, il Vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha riportato la questione sulla bocca di tutti. Nel nostro Paese, l’obbligo della divisa scolastica è spesso associata a tempi storici piuttosto oscuri e all’appiattimento della libertà di espressione individuale. Ma non è di tempi oscuri né tantomeno di eliminazione di libertà individuale che vogliamo parlarvi oggi.

Vorremmo invece darvi delle argomentazioni ben più solide per le quali le uniformi scolastiche non sarebbero poi così dannose per i bambini e ragazzi.

Una prima precisazione da fare, quando si parla di uniformi scolastiche, è dire che c’è una netta differenza tra i paesi in via di sviluppo e quelli più avanzati. Nei primi, dove la scuola non è ancora sostanzialmente accessibile a tutti – se non spesso solo in via del tutto formale -, l’uniforme è spesso a carico delle famiglie e diventa innegabilmente un costo aggiuntivo (e talvolta anche una barriera invalicabile) all’accesso scolastico (Sabic-El-Rayess et. al 2019).

Al contrario, nei paesi più avanzati, l’utilizzo dell’uniforme scolastica può essere vista come mezzo per abbattere quelle che sono le differenze di classe sociale che possono portare ad effetti nefasti sui bambini e ragazzi, sia durante la carriera scolastica che nel corso della vita adulta. Il grembiule infatti “uniforma”, nel modo più semplice e visivo, lo status dei bambini stessi, li rende uguali e mette da parte le diversità di classe sociale: i bambini sono messi di fronte all’unico confronto sano che gli può e deve riguardare, quello nello studio e nell’istruzione.

Certo è che la questione non è “coprire” la povertà: anzi, ben venga a galla che esiste ancora chi ha tanto, troppo, e chi talvolta ha davvero poco. Ed anche volendo, non è una divisa o il grembiule che evita poi il confronto sul proprio smartphone, sulle scarpe, sullo zaino. Ma sarebbe forse un piccolo passo.

Le differenze percepite tra i bambini spesso sfociano in episodi di bullismo: fenomeni ad esempio di additamento per la maglietta non di marca, i pantaloni non alla moda, il maglione non consono alle ultime “direttive sociali”. Diversi sono gli studi che dimostrano gli effetti negativi sulla salute e sui risultati scolastici, sia tra i bambini che tra gli adolescenti del fenomeno del bullismo.

Chi è vittima di bullismo tende a sviluppare infatti problemi di salute mentale quali stress, depressione e in generale sentimenti di insoddisfazione per la propria vita (Forero et al. 1999; Lereya et al. 2015). Inoltre, essere vittime di bullismo aumenta la probabilità di sviluppare un senso di repulsione per la scuola e riduce la probabilità di iscriversi all’università, specialmente se vittime in adolescenza (Sarzosa e Urzua, 2015).

Non sarà poi certamente il grembiule o una divisa a nascondere i muri che cadono nelle nostre scuole, la sempre meno efficacia della scuola di farsi strumento di ascensione sociale, i bassi stipendi del personale rispetto alla media europea, il diverso accesso ai massimi livelli di istruzione tra chi ha tanto e chi ha poco, chi può permettersi un’istruzione privata e di qualità e chi deve invece accontentarsi di quella pubblica e definanziata.

Non sarà il grembiule a cambiare le sorti della scuola italiana ma noi crediamo che potrebbe essere un buon inizio: non per nascondere ma per, almeno una volta, mettere un po’ tutti sullo stesso piano.


Giacomo Camba

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Referenze

Forero, Roberto, et al. “Bullying behaviour and psychosocial health among school students in New South Wales, Australia: cross sectional survey.” Bmj 319.7206 (1999): 344-348.

Lereya, Suzet Tanya, et al. “Adult mental health consequences of peer bullying and maltreatment in childhood: two cohorts in two countries.” The Lancet Psychiatry 2.6 (2015): 524-531.

Sarzosa, Miguel, and Sergio Urzúa. “Bullying in Teenagers: The Role of Cognitive and Non-Cognitive Skills.” NBER Working Paper, w21631 (2015).

Amra Sabic-El-Rayess, Naheed Natasha Mansur, Batjargal Batkhuyag & Sarantsetseg Otgonlkhagva (2019): School uniform policy’s adverse impact on equity and access to schooling, Compare: A Journal of Comparative and International Education.

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