“Lo psicologo non serve a niente”: ricadute individuali e sociali di un pregiudizio

“Lo psicologo non serve a niente”: ricadute individuali e sociali di un pregiudizio


Quando si parla di salute mentale in Italia, il primo pensiero dovrebbe essere Franco Basaglia, il padre della psichiatria moderna, al cui pensiero scientifico si ispira la prima legge quadro (Legge n.180 13 maggio 1978) che ha rivoluzionato il trattamento psichiatrico italiano e che auspicava di restituire dignità umana a tutti coloro che soffrono di malattie mentali.

Tra tutti i provvedimenti previsti dalla cosiddetta Legge Basaglia, vi era quello della diffusione della psicoterapia nei servizi pubblici. Questo non è però avvenuto se non con grande eterogeneità regionale, ed ad oggi rimane per lo più incompiuto.

Oggi, in Italia, nel luglio 2019, la psicoterapia, gli psicologi, così come disturbi quali ansia e depressione sono ancora un grandissimo tabù. L’EuroDap, un’associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo la diffusione della conoscenza sugli attacchi di panico, ha svolto un sondaggio rilevando che il 70% delle persone intervistate pensa che lo psicologo non serva a niente. Questo dato suggerisce che la diffidenza verso lo psicologo e la scarsa conoscenza delle sue funzioni di promozione della salute e del benessere siano ancora molto diffuse.

Sono certa che qualcuno si stia facendo una domanda: perchè un blog di economia e politica dovrebbe ragionare su salute mentale e psicoterapia?

Ebbene, non ci si ferma alle percezioni (distorte, aggiungo io) di coloro che pensano che la salute mentale si possa nascondere sotto il tappeto, ma voglio invece raccontarvi di come sottovalutarne le conseguenze possa davvero incidere sia a livello individuale sulla qualità della nostra vita quotidiana, sia, per esteso, a livello comunitario, anche in termini di spesa individuale e pubblica.  

Vorrei partire da un dato globale: l’OMS ci dice che entro il 2030 la depressione sarà la patologia più diffusa al mondo, più delle malattie cardiache o dei tumori. Da una parte ci siamo noi, paesi occidentali, dove la competizione scolastica, i ritmi di lavoro, le relazioni sociali e culturali che stiamo portando avanti ci spingono verso una vita sempre più stressante. Dall’altra ci sono gli altri, i paesi in via di sviluppo, dove la salute mentale non è quasi considerata, e dove la causa principale è la povertà. Ma in questa sede mi concentrerò su di noi, e nello specifico, sull’Italia.

L’Agenzia Italiana del Farmaco, con i dati aggiornati al 2017, registra dei trend stabili per il consumo di antidepressivi e antipsicotici e un trend in lieve aumento per il consumo di ansiolitici (Benzodiazepine + 8% tra il 2016 e il 2017). Le benzodiazepine sono classificate come farmaco di categoria C, ossia sono a carico di coloro che le utilizzano.

Questa spesa, nel 2017, è stata di 350 milioni di euro. Il consumo superiore alla media è concentrato tra il nord e la Sardegna. Se combiniamo il dato sul consumo di farmaci e quello, per quanto possa essere approssimativo, sulla scarsa considerazione dello psicologo, quello che emerge è che gli italiani curano i sintomi dei disturbi di salute mentale senza curarne le cause. Sottovalutando, verosimilmente, le conseguenze a medio e lungo termine.

Chi sono gli individui più vulnerabili? Si parla di adolescenti, a causa di  stress da competizione scolastica, lavoratori per lo stress da troppo lavoro con conseguente calo della produttività, e gli anziani, con perdita di significato nella vita.

Ma il dato che più deve spaventarci è quello relativo ai più giovani, a mio parere.

Secondo dati Istat, il 10% dei giovani italiani tra i 12 e 25 anni si dichiara insoddisfatto della propria vita e della propria rete di relazioni sociali. Un altro studio dell’OMS del 2016 ci racconta come i nostri studenti siano meno contenti di andare a  scuola della media europea e si sentono colpiti da stress con percentuali che superano il 50% degli intervistati.

Se poi spostiamo il nostro focus sugli studenti dottorali, le ricerche esistenti mostrano situazioni drammatiche: uno studio belga rileva che il 30% del campione in analisi presenta diversi sintomi  della depressione.

Negli USA si rileva che il 39% dei dottorandi presenta problemi di depressione a diversi stadi.

Entrando nello specifico, un working paper del dipartimento di economia dell’università di Harvard ci riporta una situazione particolarmente grave per i dottorandi in economia, dove viene registrato un tasso del 18% di incidenza di depressione moderata o severa.

In Italia, purtroppo, non vi è ancora un sistema di monitoraggio omogeneo della relazione tra studenti e problemi di salute mentale, a nessun livello di istruzione. Quello che emerge è che in qualche modo si sottovaluta il problema: il Servizio Sanitario Nazionale non riesce a fare abbastanza e, conseguentemente, la disuguaglianza di salute cresce e diventa un problema di reddito. Quello che succede, infatti, è che oltre alla barriera di un pregiudizio che porta a non considerare di accedere a servizi di supporto psicologico, esiste una barriera di costo individuale  del medico, sia questo psichiatra o psicologo, e come ci raccontano i dati, i più si fermano a curare i sintomi senza però intervenire alla radice del problema.

Lo Stato però, volendo garantire un sistema di welfare che consenta una vita dignitosa a tutti i cittadini, non può ignorare questa problematica in crescita. Sia dal punto di vista della mera salvaguardia del benessere del cittadino in quanto tale, sia per una questione di sostenibilità finanziaria del SSN. In primo luogo, i disturbi, se non curati, ce li si porta dietro per tutta la vita, con probabili peggioramenti. In secondo luogo, lasciare soli i nostri giovani ad affrontare questo tipo di problematiche vuol dire abbandonare i lavoratori di domani. Ansia e depressione sono associati a peggiori risultati scolastici prima, a minore produttività lavorativa poi, e, dulcis in fundo, ad un aumento della probabilità del pensionamento anticipato.

Fonti:

https://thevision.com/scienza/italiani-ansiolitici-psicologo/

https://thevision.com/attualita/ansia-depressione-studenti/

https://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/10/10/news/_inutile_parlare_con_lo_psicologo_per_il_0_degli_italiani_ma_i_disturbi_psichiatrici_sono_in_aumento-177868530/

https://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/10/06/news/depressione_perse_il_25_di_giornate_lavorative-177421885/?ref=search

https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/18_ottobre_08/salute-mentale-meta-problemi-spesso-non-curati-inizia-14-anni-d2653108-caf7-11e8-9a02-946640b28e26.shtml?refresh_ce-cp

https://www.thelancet.com/commissions/global-mental-health

http://www.aifa.gov.it/sites/default/files/Rapporto_OsMed_2017_AIFA.pdf

https://www.who.int/bulletin/volumes/96/11/18-216002/en/

https://www.linkiesta.it/it/article/2015/06/05/la-depressione-e-una-malattia-per-poveri/26200/




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