L’elasticità rispetto al prezzo

L’elasticità rispetto al prezzo


Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire: facciamo pagare più imposte alle imprese e meno ai lavoratori! Le banche! Tassiamo le bancheeeeeee!

L’obiettivo, di solito, è quello di far pagare di più i soggetti che riteniamo più forti (o quelli più antipatici). Ma siamo sicuri che sia così semplice?

Mettiamo un po’ di ordine: ogni provvedimento che istituisce una nuova imposta o tassa identifica sempre quale sarà il soggetto giuridicamente tenuto a pagarla. In questo caso parliamo di incidenza “legale” dell’imposta. Questa informazione, tuttavia, non ci dice molto su chi sarà il soggetto che effettivamente sopporterà l’onere del tributo.

Per esempio, immaginiamo di mettere una nuova imposta sui produttori di cioccolato. In questo caso, il soggetto giuridico tenuto a pagare l’imposta sarebbe l’impresa. Fin qui tutto ok.

L’impresa, però, ha di fronte due opzioni: tenere il prezzo fermo o aumentarlo. Nel primo caso pagherà tutta l’imposta. Nel secondo caso, invece, sposterà (traslerà) un pezzo di imposta sul consumatore. Infatti, fissando un prezzo più alto, potrà benissimo recuperare una parte delle risorse perse a causa dell’imposta.

Da cosa dipende questa scelta? Dall’elasticità della domanda e dell’offerta rispetto al prezzo. Per semplicità, ci concentriamo sull’elasticità della domanda: essa misura di quanto varia, in termini percentuali, la quantità domandata al variare dell’1% del prezzo. In altri termini, ci dice quanto è possibile, per i consumatori, “scappare”, evitare di comprare quel bene quando il prezzo aumenta.

Quindi, se la domanda di un bene è elastica significa che un aumento del prezzo causa una forte riduzione della quantità perché il consumatore può evitare più facilmente il consumo. Viceversa, se la domanda è rigida (con un’elasticità bassa) allora la quantità acquistata non varierà di molto, neanche con un aumento del prezzo.

Prendiamo due beni: le medicine contro il cancro e i fogli colorati di giallo paglierino. Il primo, plausibilmente, avrà una domanda rigida: se non prendo le medicine muoio, puoi anche aumentare il prezzo che continuerò a comprarlo. Il secondo, invece, ha una domanda elastica: se mi aumenti il prezzo sceglierò di comprare fogli con un altro colore, magari giallo cromo.

Quali sono le conseguenze di tutto questo? Se la domanda è rigida le imprese possono aumentare il prezzo senza temere una forte riduzione della quantità. Quindi, un’imposta sull’impresa potrà essere traslata sul consumatore, indipendentemente dall’incidenza legale!

Infatti, l’incidenza economica NON coincide con l’incidenza legale. Un’imposta legalmente sull’impresa potrebbe gravare totalmente o parzialmente sul consumatore!

Quindi, bisogna stare attenti ai vari annunci. Un’imposta sulle banche può tradursi in un maggior onere per i correntisti o i debitori, un’imposta sui produttori può aumentare il costo del bene per il consumatore, un’imposta sull’impresa potrebbe tradursi in una riduzione del salario del lavoratore!


Cristian e Sara


Qui potete trovare una serie di slides che spiegano più approfonditamente il concetto utilizzate da Stefanie Stantcheva (https://www.stefanie-stantcheva.com/) ad Harvard!

Arrexini2

Lascia un commento