La mobilità ai tempi del covid: dove non siamo andati?

La mobilità ai tempi del covid: dove non siamo andati?


Scrivere della pandemia di Covid-19 in questo periodo è difficile principalmente per due ragioni: ci sono fin troppe fonti che trattano l’argomento e perlopiù in maniera non esaustiva, essendo la situazione in continua evoluzione. Per questo motivo, il contributo di oggi vuole approfondire la situazione Italiana e Sarda dal punto di vista dei cambiamenti nella mobilità delle persone a seguito dello scoppio dell’emergenza, cercando di ricostruire cronologicamente gli avvenimenti.

A tal proposito, abbiamo analizzato i Community Mobility Reports pubblicati da Google. Questi report, aggiornati al 29 marzo, sono costruiti sulla base dei dati riguardanti la frequenza e la durata del soggiorno di un campione di utenti della piattaforma e permettono di comprendere come le nostre abitudini siano cambiate durante questa emergenza.

In particolare, i grafici che seguono sono costruiti confrontando la frequenza e la durata del soggiorno degli utenti durante l’emergenza con un valore di riferimento (baseline) calcolato considerando il periodo tra il 3 gennaio e il 5 febbraio. La logica è molto semplice: si prende un giorno della settimana nel periodo dell’emergenza, per esempio il mercoledì 20 marzo, e si confronta con un altro mercoledì nel pre-emergenza. Questo mercoledì, che viene indicato come baseline, viene scelto ordinando tutti i mercoledì del periodo di riferimento sulla base dei dati su frequenza e durata del soggiorno e scegliendo il valore intermedio o valore mediano. Questo esercizio viene fatto considerando diverse regioni e diversi settori.

La situazione Italiana

In Retail & Recreation si analizzano i trend di mobilità verso ristoranti, bar, centri commerciali, musei, librerie, cinema e teatri. Il grafico mostra, sull’asse delle ascisse, i dati riguardanti le settimane tra 16 febbraio e 29 marzo, mentre sull’asse delle ordinate vi è la differenza tra il valore dell’indicatore di mobilità nel giorno considerato e la baseline. Facciamo un esempio: se nel periodo di riferimento per la baseline (dal 3 gennaio al 5 febbraio) nel mercoledì mediano dieci persone sono andate al pub, mentre in un mercoledì durante il periodo di emergenza ne sono andate solo 8, si ha una variazione negativa del 20%.

Mentre nella prima settimana (16 febbraio – 23 febbraio) non ci sono grosse differenze rispetto alla baseline, nelle due settimane successive cambia la situazione: complici i decreti del 25 febbraio, del 1° e del 4 marzo (riguardanti misure di restrizione per le Regioni del Nord e l’introduzione di nuove misure ed estensione di parte di esse sul resto del Paese) la discesa inizia ad essere più evidente tra il 7 e l’8 marzo (data del decreto che vieta ingressi ed uscite nei territori soggetti a restrizione: è la bozza di questo che ha determinato la fuga di massa da tali zone la sera del 7 marzo). Infine crolla in prossimità dell’11 marzo con l’inizio della quarantena per l’intero territorio nazionale. Contando l’intero periodo analizzato, vi è stata una diminuzione della mobilità del 94%.

In Grocery & pharmacy rientrano i supermercati, i mercati, le botteghe alimentari e le farmacie. Il trend generale è simile al precedente, in questo caso si può notare che dall’inizio della quarantena (11 marzo) la mobilità cala drasticamente solo in prossimità dei fine settimana, mentre nei giorni feriali la differenza è tra il -40% e -50%: complessivamente la riduzione è dell’85%.

In Parks si contano parchi nazionali, spiagge libere, parchi per cani, piazze e giardini pubblici. Fino ad inizio marzo il trend è marcatamente superiore rispetto alla baseline, per poi sperimentare anch’esso gli effetti della quarantena generalizzata -e, ancora prima, probabilmente gli effetti psicologici derivanti dalla “fuga” del 7/8 marzo- determinando una riduzione complessiva del 90%.

In Transit stations rientrano i centri di trasporto pubblico quali metropolitane, bus e stazioni di treni. Il trend qui diviene negativo verso il 23 febbraio, dunque in anticipo rispetto agli altri casi, per poi vedere un crollo marcato successivamente l’8 marzo, determinando una riduzione complessiva dell’87%.

Per Workplaces si intende chiaramente la mobilità verso i luoghi di lavoro: il trend inizia a diminuire rispetto ai valori della baseline dal 23 febbraio e, anche in questo caso, la diminuzione più marcata anticipa la quarantena dell’11 marzo di qualche giorno, iniziando infatti subito dopo l’8 marzo. Come è noto, la volontà di tenere aperte una serie di filiere produttive necessarie ha comportato una riduzione complessiva minore rispetto agli altri casi e pari al -63% complessivo rispetto alla baseline.

Per Residential si intende la mobilità verso il proprio luogo di residenza: se fino al 23 febbraio il trend era in linea con i valori di baseline, successivamente esso vede un discreto aumento fino all’8 marzo in cui inizia una marcata crescita che dura nelle settimane successive -sfiorando un aumento percentuale del 40%- e che contribuisce all’aumento complessivo del 24%.

La situazione sarda

Facendo attenzione a comparare realtà diverse sotto il profilo di diversa composizione della popolazione così come ricorda la nota che accompagna i dati messi a disposizione da Google, vediamo la composizione dei trend della Sardegna.

Riguardo Retail & recreation il trend è pressoché uguale a quello italiano, con una dinamica che diviene rapidamente negativa tra l’8 e l’11 marzo.

Stesso discorso vale per Grocery & pharmacy, sebbene guardando complessivamente il periodo la flessione sarda è più marcata di 7 punti percentuali.

Per i parchi e le piazze la flessione è poco inferiore al dato italiano, attestandosi al -87%: sebbene il trend sia simile dallo scoppio dell’epidemia, il dato sardo viene influenzato maggiormente dagli iniziali picchi positivi.

Contrariamente alla dinamica italiana, nella dimensione esclusivamente sarda la diminuzione di mobilità verso le stazioni nel loro complesso pare compiersi nella settimana tra l’8 e il 15 marzo.

Una situazione analoga si osserva anche per la mobilità verso i luoghi di lavoro, la cui diminuzione risulta essere minore rispetto a quella italiana di sette punti percentuali.

Infine, anche per la mobilità verso i luoghi di residenza la dinamica inizia ad essere marcata dopo l’8 marzo.

Conclusioni

A quasi un mese dall’inizio della quarantena, i dati proposti da Google sono un utile strumento per valutare come gli italiani abbiano cambiato i loro spostamenti per affrontare l’emergenza: senza il voler trarre dei nessi causali tra decreti e modifica nei trend, è possibile affermare che ogni cittadino, chi prima chi dopo, si è visto influenzato o costretto ad adattare la propria vita in questo periodo di difficoltà. A discapito di molte polemiche, questi risultati ci dicono che la maggior parte di noi sta seguendo le regole e che, al momento, il senso di responsabilità collettivo ha ben recepito i sacrifici richiesti.



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Fonti: 

COVID-19 Community Mobility Reports: https://www.google.com/covid19/mobility/

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