La magistratura: un’istituzione nell’occhio del ciclone

La magistratura: un’istituzione nell’occhio del ciclone


L’inchiesta che recentemente ha investito il componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) Luca Palamara ha messo in luce un sistema di corruzione che governa le nomine all’interno della magistratura italiana. 

L’indagine è stata condotta dalla Procura di Perugia che ha scoperto che, come ben scritto da Antonio Massari, il dott. Palamara svolgeva il ruolo di un “ufficio di collocamento”. Sostanzialmente è stata scoperchiata una rete che riuniva esponenti della magistratura e della politica, i quali condizionavano l’accesso a determinate posizioni all’interno dell’organo giurisdizionale.

Considerato che non è ancora stata emessa una sentenza riguardo questa inchiesta non è corretto ricercare, in questa sede, il responsabile penale di questo sodalizio criminoso; ma, allo stesso tempo, ci possiamo interrogare su quali siano state le cause ad averlo provocato e quali siano le soluzioni di riforma proposte dagli studiosi e dagli addetti ai lavori. 

L’associazionismo nella Magistratura

Nel 1909 un gruppo di magistrati decide di costituire l’Associazione Generale tra Magistrati d’Italia (AGMI) con la quale si prefiggono il compito di tutelare gli interessi economici e di migliorare le condizioni professionali della categoria. Da subito l’iniziativa riceve aspre critiche dall’allora Guardasigilli, Vittorio Emanuele Orlando, che ritiene che queste forme di aggregazione possano minare il principio di indipendenza della magistratura e, di conseguenza, dare adito a illegittime intromissioni della politica nella sfera della giurisdizione. L’AGMI viene destituita durante il ventennio fascista e non è più ricostituita.

Nel 1945 nasce l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) che, spinta da ideali apartitici, tenta di dare nuovamente voce alle esigenze della categoria dei magistrati, in particolare rivendicando la necessità di maggiore indipendenza. All’interno dell’ANM vi sono due correnti: una conservatrice ed una progressista. Quest’ultima è ricordata per aver proposto per prima l’avanzamento di carriera dei magistrati per la sola anzianità, contestando la procedura di valutazione dei titoli. 

A seguito della conflittualità fra le diverse fazioni interne, l’ANM si divide in più correnti che nel corso degli anni costituiscono gli attuali movimenti interni alla magistratura.

E’ particolarmente rilevante comprendere il legame fra il CSM, organo di autogoverno della magistratura, e le varie formazioni correntizie. In sostanza, per quanto riguarda la componente togata l’elezione dei suoi membri avviene attraverso il sistema delle correnti, perché è la fazione di appartenenza che permette al candidato di ottenere i voti necessari per essere eletto. Per questa ragione, come notato da svariati studiosi (fra tutti il Prof. Luciano Violante), si crea una sorta di legame tra corrente e proprio eletto che incide negativamente sul funzionamento del CSM e che può concretizzarsi in una indebita influenza nelle procedure di nomina dei magistrati che dovranno ricoprire particolari Uffici giudiziari.

La degenerazione delle correnti

Nel contesto appena descritto la critica ha ravvisato la degenerazione delle correnti che ha prodotto una generale sfiducia, anche dei cittadini, nei confronti dell’Istituzione. Da subito notiamo che le radici della degenerazione non sono unanimemente rintracciate. Una tesi è quella che rintraccia il problema nell’influenza dei partiti politici nelle correnti. Infatti, pur non essendoci una diretta correlazione fra corrente e partito, è indubbio che le associazioni dei magistrati siano affini a delle ideologie politiche di fondo che le contraddistinguono. L’altra tesi è quella che rinviene la causa della degenerazione nel fenomeno della “giuridicizzazione della politica”. In altri termini la giurisdizione, a seguito di una legislazione sempre più confusionaria, è costretta ad incidere con l’interpretazione sul significato della legge, attribuendole accezioni che non sono deducibili dal suo contesto letterale. Questo fa sì che l’organo giurisdizionale influisca sempre di più sull’operato, almeno teoricamente indipendente, dell’organo legislativo.

Progetti di riforma e punti di ripartenza

A seguito del recente scandalo del CSM è iniziato nuovamente il dibattito sulle proposte di riforma della magistratura e del sistema di elezione dei componenti del suo organo di autogoverno.

Una parte della critica vede nelle correnti la causa del malfunzionamento del CSM, quindi propone la loro abolizione attraverso una modifica del sistema elettorale. I rappresentanti di questo indirizzo ritengono che il sorteggio sia il miglior modo per eliminare qualsiasi influenza indebita delle correnti nelle procedure decisionali del CSM. Allo stesso tempo, però, è necessario circoscrivere la base da cui effettuare il sorteggio. Nell’organo di autogoverno della magistratura è auspicabile, infatti, che vi siano dei componenti togati che abbiano un certo numero di anni di carriera e che conoscano, quindi, i problemi della categoria. A fianco di questo indirizzo molto spesso ritroviamo anche la proposta di divisione delle carriere all’interno della magistratura. In altri termini, si prospetta la costituzione di due CSM, uno dedicato per i giudici ed uno per i pubblici ministeri, in modo tale da tutelare maggiormente l’indipendenza dei magistrati con funzione giudicante. 

L’indirizzo appena espresso non è esente da critiche, invero alcuni studiosi (fra tutti il Prof. Mauro Volpi, già membro laico del CSM) ritengono che anche qualora si adottasse il metodo del sorteggio si rischierebbe comunque la formazione di gruppi correntizi all’interno del CSM e di conseguenza il problema non si risolverebbe.

Conclusioni 

La problematica esposta nell’articolo non è sicuramente di facile risoluzione. Negli anni gli studiosi si sono interrogati su quale fosse il miglior progetto di riforma proponibile per cercare di appianare tutte le criticità che abbiamo analizzato. Le visioni non sono unitarie, anzi a volte sono divergenti e, forse per questa ragione, non  si è mai riusciti a ristrutturare dalle fondamenta le regole  che governano il CSM.

In ogni caso, una delle visioni più lucide è quella di Piero Calamandrei che durante il Convegno sul processo civile del 1952 ha detto in riferimento alla magistratura:”l’indipendenza ci sarà, se nei magistrati ci sarà la forza morale, il senso di responsabilità, l’autonomia spirituale necessaria per farla vivere; non ci sarà se queste premesse morali della coscienza mancheranno: e se queste mancheranno, non  sarà il Consiglio Superiore della Magistratura a farla vivere”.


Marco Fanari


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Referenze

G.Bono, C’è un metodo per eleggere i componenti del Csm assicurando competenza competenza ed evitando condizionamenti, ItaliaOggi, 13 giugno 2020

G.Di Federico, Il correntismo nel CSM: cause e disfunzioni, scritto tratto dall’intervento tenuto al 41° Congresso del Partito Radicale, 6 luglio 2019

M.Guglielmini, Crisi dell’autogoverno, crisi della magistratura: la necessità di ricostruire una forte identità collettiva, Questione Giustizia n°3/2019

A.Massari, Ufficio di collocamento giudici, citofonare Luca Palamara, Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2020

F.Petrelli, Lo strapotere delle procure e quei giudici che non contano, Il Riformista, 27 maggio 2020

L. Violante, UN’IDEA DI SORTEGGIO PER IL CSM: E’ IN GIOCO LA LIBERTA’, Il Foglio, 1 giugno 2019

M.Volpi, LE CORRENTI DELLA MAGISTRATURA: ORIGINI, RAGIONI IDEALI, DEGENERAZIONI, Rivista AIC, 25 maggio 2020

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