Il non-elefante delle diseguaglianze italiano

Il non-elefante delle diseguaglianze italiano


Introduzione

Dopo avervi presentato il lavoro di Branko Milanovic e la metodologia da lui utilizzata per descrivere i “vincitori e vinti” della globalizzazione – cioè le dinamiche di crescita/decrescita del reddito delle diverse fasce della popolazione divise per percentili di reddito – abbiamo pensato che sarebbe interessante provare a capire come si è comportato quell’elefante di cui vi abbiamo parlato restringendo l’analisi alla sola Italia.

Per far questo sono stati utilizzati i dati offerti dalla Banca d’Italia e raccolti nel sondaggio “Indagine sui bilanci delle famiglie italiane”. Parliamo di un ricco database che raccoglie importanti informazioni su redditi, ricchezza e risparmi delle famiglie italiane che si basa su volontarie dichiarazioni degli utenti che vengono selezionati per le interviste. L’indagine Banca d’italia viene svolta ogni due anni dal 1967, anche se i microdati utili a questo tipo di simulazioni sono invece forniti a partire dal 1977. L’unità di analisi è l’individuo mentre l’unità economica di riferimento per la definizione del “benessere” è la famiglia.

La volontarietà dietro l’indagine Banca d’Italia comporta però una importante distorsione sui dati raccolti, in particolare per la “coda destra” della distribuzione dei redditi, quella che comprende i soggetti più ricchi. Infatti, come ricordato da Baldini e Toso (2009), le indagini campionarie, per quanto pensate e strutturate in modo da essere statisticamente rappresentative dell’intera popolazione, non sono spesso capaci di ben rappresentare le due “code” della distribuzione dei redditi, i più ricchi ed i più poveri.

Per quanto riguarda i più ricchi, poiché l’indagine della Banca d’Italia è (come già ricordato) su base volontaria, si ha naturalmente difficoltà a richiedere del tempo libero per la compilazione del questionario ad una serie di diversi soggetti tra cui le “superstar” ed i “top income”, spesso poco disponibili ad interviste di carattere meno personale e, sicuramente, decisamente più avversi a quelle di tipo reddituale.

Inoltre, vengono – naturalmente – completamente ignorate le fonti di reddito provenienti dal lavoro nero.

Campione e redditi utilizzati

Il campione utilizzato per l’analisi è composto da 71.347 famiglie e gli annessi individui, dal 1987 al 2016. In media, in questo arco temporale, una famiglia è composta da 3,5 componenti.

Il reddito utilizzato per l’analisi è il reddito disponibile netto che comprende i redditi da lavoro dipendente, reddito autonomo e impresa, pensioni ed altri trasferimenti, reddito da capitale ( fabbricati e finanziario).

Per rendere comparabili i redditi delle famiglie di diversa composizione e struttura viene inoltre fatto uso delle scale di equivalenza. Grazie a questo “stratagemma” ci è infatti possibile comparare il “reddito equivalente” fra una famiglia composta, ad esempio, da 3 individui adulti ed una composta da 4 individui di cui 2 minorenni. La scala da noi utilizzata è la scala OCSE che assegna diversi pesi ai diversi componenti del nucleo familiare: 1 al capofamiglia, 0.7 al coniuge e altri componenti con più 14 anni, 0.5 agli altri componenti con meno di 14 anni. Dato il reddito familiare, viene fatta semplicemente la divisione per la scala di equivalenza, ottenendo così il reddito equivalente.

Grafico 1. Non-Elefante Italiano reddito disponibile.

Fonte: nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia

Il primo grafico rappresenta il “non-elefante italiano” nel periodo 1987-2016.

Come si può osservare anche i più bassi percentili di reddito hanno avuto un incremento importante di circa il 40% nell’arco di tempo considerato, mentre a partire da circa il venticinquesimo percentile si registrano tassi di crescita compresi tra il 100 ed il 120%. Nonostante, ricordiamo, i dati provengano da un’intervista su base volontaria che esclude per buona parte i redditi più alti e quelli più bassi, la crescita “raccontata” da questo grafico è di una ripartizione quasi eguale dei benefici della crescita economica italiana, anche se a sfavore dei meno abbienti.

Grafico 2. Non-Elefante italiano reddito equivalente.


Fonte: nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia

Lo stesso “andamento” viene registrato con l’utilizzo dei redditi equivalenti, anche se a tassi di crescita nettamente superiori rispetto al reddito disponibile, i quali vanno oltre il 150% a partire dal ventesimo percentile di reddito della popolazione. Ancora una volta, la nostra curva non ha una chiara forma “ad elefante” (fortunatamente!) come quella trovata invece da Milanovic sui redditi mondiali.

Grafico 3. Non-Elefante italiano reddito disponibile, anni diversi


Fonte: nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia

Una metodologia utile per controllare quali periodi hanno avuto più influenza nella crescita dei redditi degli Italiani è “spezzare” l’arco temporale 1987 – 2016 in 1987 – 2002 e 2002 – 2016. In questo modo, come da grafico, è possibile osservare come la maggior crescita viene registrata durante il periodo 1987 – 2002: un periodo che potremmo definire di generale crescita per l’economia italiana; diversamente da quanto invece registrato nel periodo 2002 – 2016 dove, ricordiamo, si presentò un importante periodo di stagnazione e decrescita (crisi dei debiti sovrani).

Grafico 4. Non-Elefante italiano reddito equivalente, anni diversi


Fonte: nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia

Osservando l’andamento delle curve di crescita dei percentili di reddito della popolazione registrate invece con l’utilizzo dei redditi equivalenti è possibile notare che, a conferma di quanto visto precedentemente con l’utilizzo del reddito disponibile, il periodo di maggior crescita dei redditi, per quasi ogni percentile, è tra il 1987 ed il 2002. Notiamo nuovamente un arresto della crescita registrato nel periodo 2002 – 2016.

Conclusioni

Nell’analisi appena svolta è stato possibile osservare due punti di estremo interesse:

1. la forma ad elefante della curva della crescita dei redditi non è presente utilizzando i dati Italiani, bensì è possibile notare una curva a non-elefante. Questo può essere causato per due ordini di motivi: il primo è che, come precedentemente ricordato, utilizzando dati provenienti da interviste è difficile registrare i “top income” ed i redditi più bassi; il secondo motivo è che lo stato italiano, nonostante i periodi di grande difficoltà economica trascorsi e presenti, garantisce un livello di stato sociale che risulta essere fondamentale nella ripartizione della crescita a tutti i livelli di reddito;
2. il periodo di maggior crescita del reddito, nei dati utilizzati, è l’arco temporale che va dal 1987 al 2002.

Nei dati analizzati, come già ricordato, non è presente “l’andamento” ad elefante osservabile invece studiando le dinamiche del reddito mondiale. Questo però non deve far distogliere l’attenzione da una sempre più crescente realtà: quella di intere fasce di popolazione (e sempre maggiori) che vivono sotto la soglia di povertà ed i crescenti livelli di diseguaglianze riportate anche nell’ultimo rapporto Oxfam. Garantire pari opportunità a tutti gli individui, a prescindere dalla classe sociale di appartenenza, dovrebbe essere, oltre che una priorità politica, un obiettivo di medio-lungo termine di ogni società avanzata che voglia fare dell’equità e dello sviluppo solidale i propri punti di riferimento.


Erica e Fabio

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Fonti:
Baldini Toso, Diseguaglianza povertà e politiche pubbliche, 2009, Il Mulino.
Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, Banca d’Italia, anni diversi.
Lakner Milanovic, Global Income Distribution: From the Fall of the Berlin Wall to the Great Recession, 2015.
Rapporto Oxfam, Bene pubblico o ricchezza privata?, Gennaio 2019.

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