Il marasma normativo ai tempi del Covid-19

Il marasma normativo ai tempi del Covid-19


Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da uno stato di emergenza sanitaria dovuto alla diffusione del virus Covid-19, a seguito della quale svariati Paesi hanno deciso di adottare alcune misure atte a contrastare il diffondersi dell’epidemia.

L’Italia, come possiamo riscontrare dai dati statistici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicati nel sito del Ministero della Salute, è attualmente il nono Paese per numero di contagi. Per placare la crescita di tale indice, nei mesi precedenti, è stato deciso di adottare dei provvedimenti assai restrittivi e limitativi delle libertà personali degli individui, in modo tale da ridurre il più possibile i contatti sociali e, di conseguenza, la potenziale trasmissione del virus.

Il d.l. 6/2020, emanato dal Consiglio dei Ministri il 23 febbraio 2020, ha dato l’avvio alla cosiddetta “fase 1” che è stato un periodo caratterizzato dall’emanazione di  misure che hanno progressivamente limitato la nostra libertà personale. La motivazione che ha legittimato tali disposizioni normative è, come si è sentito più volte dai vari esponenti delle Istituzioni, il cosiddetto “stato di emergenza”. Quest’ultimo non è espressamente regolato a livello costituzionale, infatti l’unico stato di eccezione che rintracciamo nella Carta costituzionale è quello di guerra, il quale deve essere emanato dal Presidente della Repubblica dopo l’approvazione della Camere. Molti costituzionalisti ritengono che quanto detto non possa  essere applicato in via analogica alla situazione di emergenza sanitaria che stiamo tuttora vivendo, poiché essa non è equiparabile ad uno stato di guerra.

Cosa dice la legislazione? 

A questo punto passiamo alla rassegna delle fonti primarie, ossia tutte quelle norme che si collocano immediatamente al di sotto della Costituzione, e individuiamo il predetto “stato di emergenza” nel d.lgs 1/2018 che è conosciuto come il “codice della Protezione Civile”. L’articolo 24 del codice norma che il detto stato emergenziale può essere emanato a seguito di un “evento calamitoso”, riferendosi ad esempio ad un terremoto o ad una alluvione.

Primo problema

Possiamo quindi interrogarci su una prima problematica, ovvero se lo stato emergenziale che più volte ci è stato esposto possa essere la motivazione, almeno in una prospettiva tecnica, di tutte le misure che sono state emanate. Questo primo aspetto è stato aspramente criticato da parte degli studiosi anche se, come è stato giustamente posto in rilievo, potrebbe essere un iniziale punto di riforma costituzionale. Infatti sarebbe stato più agevole se lo stato di emergenza sanitaria fosse stato già previsto nelle fonti normative vigenti e se, quindi, fossero già state previste dal Legislatore delle chiare misure da adottare nel caso concreto.  

Secondo problema

Un secondo profilo di dubbia certezza è se i vari provvedimenti abbiano o meno una forma giuridica corretta per derogare le nostre libertà.  Mi riferisco in particolare a tutti i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) emanati durante la “fase 1”. L’adozione di questo strumento normativo ha consentito all’esecutivo di non doversi confrontare né  con il Parlamento né con il Consiglio dei Ministri e di essere in grado di rispondere prontamente al dilagare della pandemia. Detto ciò non è trascurabile l’opinione di gran parte dei costituzionalisti che hanno ritenuto che le varie misure emanate fossero in contrasto con l’articolo 13 della Costituzione, perché qualsiasi limitazione della libertà personale degli individui è legittima solo se prevista da una fonte di legge primaria e da un provvedimento dell’Autorità giudiziaria. Alcuni giuristi, ritenendo preminente l’interesse della salute pubblica, hanno messo in luce che la libertà di circolazione, normata dall’articolo 16 della Costituzione, è limitabile per motivi sanitari. Nella situazione che abbiamo vissuto, però, è opinabile che le restrizioni abbiano riguardato solamente la circolazione; piuttosto, siamo stati costretti a vivere una condizione similare a quella degli “arresti domiciliari” considerato che non ci si poteva spostare nemmeno all’interno del proprio Comune di appartenenza.

Terzo problema

A fianco a queste problematiche di natura formale, l’emergenza sanitaria ha messo a dura prova l’applicazione del principio di ragionevolezza, corollario dell’articolo 3 della Costituzione, che sancisce che le disposizioni normative devono essere adeguate al fine perseguito dal Legislatore. Nel caso concreto abbiamo assistito a delle misure di emanazione governativa che hanno investito indifferentemente tutte le Regioni della penisola, non considerando la differenza dei dati epidemiologici nelle stesse. In relazione ai dati riportati dal Ministero della Salute, è interessante evidenziare come nella Sardegna e nella Sicilia, pur essendoci molti meno contagi rispetto alle Regioni del Nord Italia, siano state applicate delle misure identiche a quelle previste per la Lombardia. In quest’ottica, come sottolineato da alcuni giuristi, si può riscontrare che l’applicazione “tout court” di misure tanto restrittive non è ragionevole perché non proporzionata all’andamento epidemiologico delle varie situazioni regionali.

Conclusione

L’articolo vuole evidenziare le difficoltà che si sono riscontrate sia per le Istituzioni sia per i cittadini a seguito dell’assenza di una normativa specifica per il contrasto della emergenza sanitaria. Abbiamo assistito al proliferare di decreti legge, DPCM, leggi regionali e provvedimenti amministrativi spesso non coordinati, che hanno costituito un vero e proprio “marasma” normativo, in cui il cittadino aveva significative difficoltà nel riconoscimento dei comportamenti consentiti e proibiti. Si pensi che dal 23 febbraio al 23 maggio si contano 1.740 tra provvedimenti di livello nazionale e regionale.

E’ sostanzialmente venuto a mancare, come hanno notato svariati studiosi, il principio di certezza della legge, che in periodi emergenziali ha una notevole importanza: una normativa semplice, snella e chiara avrebbe aiutato in maniera fattiva i cittadini a rispettare con più facilità tutte le disposizioni emanate.

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Referenze

M. Betzu, P. Ciarlo EPIDEMIA E DIFFERENZIAZIONE TERRITORIALE, BioDiritto, 22 marzo 2020

M.G. Civinini, G. Scarselli Emergenza sanitaria. Dubbi di costituzionalità di un giudice e di un avvocato, Questione Giustizia, 14 aprile 2020

L. Filippi, Troppe norme e poco chiare, L’Unione Sarda, 25 marzo 2020

MR Oliviero Le normative Covid 19? Meglio per tutti se fossero state poche, chiare e semplici, Assinews.it, 8 giugno 2020

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5338&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?area=nuovoCoronavirus&id=5351&lingua=italiano&menu=vuoto

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1 commento finora

Antonio Fanari Scritto il3:51 pm - Luglio 20, 2020

Ho letto con interesse l’articolo sulla legislazione emanata per la pandemia del Covid e concordo con l’affermazione dell’autore che il governo ha baypassato il parlamento nel limitare la libertà individuale. Appare giustificabile l’emanazione di provvedimenti d’urgenza e di necessità, quale il DL che entra immediatamente in vigore con successiva ratifica del Parlamento, meno lo è il DPCM che provvede “AUTORITARIAMENTE” a limitare la libertà personale “extra limina Costitutionis”. L’argomento è meritevole di approfondimento e di dibattito fra giuristi, per aprire una strada corretta ad una piena applicazione dei diritti personali.

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