Elementi dell’evasione italiana

Elementi dell’evasione italiana


Dire che l’evasione fiscale è uno dei principali problemi dell’economia italiana è dire una banalità. Meno banale è il voler riflettere sulla composizione dell’evasione, la sua localizzazione geografica, sugli agenti economici maggiormente incentivati all’illecito e, soprattutto, sulle soluzioni che ha recentemente proposto o adottato la politica, come le riduzioni al limite al contante o gli incentivi alla fatturazione elettronica.

Per l’analisi si fa riferimento principalmente ad articoli pubblicati da lavoce.info, al lavoro della Commissione presieduta da Enrico Giovannini e intitolata “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” facente riferimento al 2019, nonché alla nota dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani che costituisce una fruibile sintesi del documento prodotto dalla Commissione.

Quanto, cosa e dove 

Partiamo da qualche dato: seguendo il lavoro della Commissione, nel 2016 il totale dell’evasione si è attestato a 106 miliardi, di cui circa 70 miliardi sono composti dal gap dell’Iva (36 miliardi) e dell’Irpef dei lavoratori autonomi e degli imprenditori individuali (34), poco meno di 20 miliardi attengono al gap dei contributi (11,1) e dell’Ires (8,6), mentre il resto è diviso quasi equamente tra il gap dell’Irpef dei lavoratori dipendenti, il gap dell’Irap, dell’Imu e di altre voci immobiliari. L’OCPI effettua una stima al rialzo calcolando un’evasione di almeno 130 miliardi, prendendo in considerazione anche i contributi dei lavoratori autonomi nonché altre tasse minori. Per dare un’idea delle cifre in discussione, si consideri che l’intera spesa pubblica per il Sistema Sanitario Nazionale ammonta a 118 miliardi per il 2019: stiamo parlando di un fenomeno, quello dell’evasione nel suo complesso, che vale circa il 7% del Pil italiano. Interessante riprendere la localizzazione dell’evasione così come riportata dal lavoro della Commissione:

La figura mostra, a sinistra, la distribuzione territoriale dei mancati versamenti Irpef  per tutte le tipologie di contribuenti attraverso la media tra il 2011 e il 2015: la Lombardia presenta i maggiori importi in valore assoluto sia per via di una popolazione più numerosa sia di un reddito pro-capite superiore alla media italiana. Nella figura a destra vengono mostrati i mancati versamenti in percentuale all’imposta dichiarata; rispetto alla figura a sinistra, la situazione qui risulta più omogenea, conformemente a quanto riportato dal documento della Commissione. In questo caso, è la Sicilia a presentare le maggiori omissioni.   

Il ruolo delle imprese

Un elemento che risulta crucialmente collegato al nostro discorso è la dimensione aziendale: il tessuto produttivo italiano vede una quota di grandi aziende (ovvero con 250 o più addetti) pari allo 0,1% del totale (nonostante, secondo l’Istat (2018), impieghino il 20,6% dell’occupazione creando il 31,5% di valore aggiunto). La predominanza delle piccole-medie imprese determina una serie di effetti sulle scelte di evasione fiscale: infatti, come espone Emmanuele Bobbio su lavoce.info, le piccole imprese presentano minori probabilità di essere oggetto di ispezione fiscale e questo determina incentivi a “rimanere piccoli” e al non intraprendere spese in ricerca e sviluppo che – invece – potrebbero determinare una crescita dimensionale. Bobbio (2016) riporta che la percentuale di imprese con un fatturato superiore a 100 mln di euro monitorate nel 2015 è stata del 39%, rispetto al 2% per le imprese individuali o piccole imprese. Questi incentivi dannosi determinano una concorrenza sleale attuata dalle imprese evasive che produce un generale disincentivo all’innovazione, riducendone il rendimento: sempre Bobbio afferma  che, in caso di azzeramento dell’evasione, si stima un aumento della dimensione media delle aziende del 25% e del 35% per la spesa per innovazione.

Lotta all’evasione: a che punto siamo?

Meglio mettere da subito le carte in tavola: allo stato attuale, la lotta all’evasione è un processo lento e complicato che necessita di alcuni presupposti per poter attuare strategie ottimali tanto nella repressione quanto nel disincentivo. Riprendendo il contributo di Alessandro Santoro su lavoce.info, gli assunti necessari per combattere l’evasione sono l’implementazione dell’analisi di dati da parte delle amministrazioni finanziarie, l’aumento della tracciabilità dei dati disponibili nonché la rimozione di  ostacoli all’utilizzo stesso di questi dati. Tuttavia, sono stati fatti alcuni passi avanti: dal 2015 l’Agenzia delle Entrate ha adottato le lettere per la compliance grazie alle quali si invita il contribuente alla correzione di alcuni comportamenti  anomali, riscontrati precedentemente tramite analisi di dati; questa attività di gestione del rischio di non adempimento fiscale è, secondo l’Ocse, la strategia più avanzata delle amministrazioni fiscali nei paesi sviluppati. Si tratta di una strategia che ha già dato alcuni buoni risultati: secondo un altro contributo di Alessandro Santoro su lavoce.info, l’Agenzia delle entrate ha individuato 700 mila contribuenti nel 2016, 1,4 milioni nel 2017 e 1,9 milioni nel 2018 le cui dichiarazioni risultavano anomale rispetto all’analisi di dati incrociati, invitandoli ad adempiere agli obblighi fiscali ed ottenendo in tal modo un gettito di 1,8 miliardi di euro. Chiaramente sono numeri risibili rispetto alla generalità del fenomeno mostrata ad inizio articolo. Tuttavia, i risultati mostrano una strategia alternativa rispetto esclusivamente all’azione ex post. Strategia, questa, che può essere potenziata attuando in maniera più concreta i presupposti precedentemente esposti: un intervento in questa direzione è l’imposizione della fatturazione elettronica generalizzata, resa obbligatoria dal Governo Gentiloni e in vigore da inizio 2019. Come riporta Vincenzo Visco su lavoce.info, nonostante l’utilizzo della fatturazione elettronica non fosse accompagnata da sanzioni proporzionate, ha comunque aumentato la crescita del gettito Iva sugli scambi interni quasi del 6% nel primo quadrimestre, buona percentuale se collocata in un contesto di stagnazione-recessione come quello sperimentato in Italia. Altre azioni proposte da Visco vedono la riduzione dell’uso del contante, l’uso sistematico della banca dati sui conti finanziari dei contribuenti e l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nell’analisi dei rischi. Tutte queste ipotesi sottolineano come l’analisi dei dati e in generale il progresso tecnologico, se accompagnati da scelte politiche meno inclini al consenso e più responsabili, potranno segnare una svolta concreta nella lotta all’evasione. Sebbene, e questo è un punto chiave, il fenomeno sia  anzitutto culturale.




Fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/allarme-sanita-def-buco-16-miliardi-2019–ABkwTwnB

https://www.lavoce.info/archives/61644/quanto-vale-levasione-secondo-il-governo/

https://read.oecd-ilibrary.org/taxation/tax-administration-2019_74d162b6-en#page33

https://www.lavoce.info/archives/60980/niente-slogan-ma-armi-efficaci-contro-levasione/

https://www.lavoce.info/archives/61763/contro-levasione-serve-piu-coraggio/

https://www.lavoce.info/archives/60154/sconfiggere-levasione-fiscale-si-puo-anche-in-italia/

https://www.lavoce.info/archives/61763/contro-levasione-serve-piu-coraggio

https://www.istat.it/it/files//2018/12/C14.pdf

https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-Evasione%20fiscale%20Analisi.pdf

www.mef.gov.it/documenti-allegati/2019/Relazione_evasione_fiscale_e_contributiva_2019.pdf

Bobbio, E. (2016). Tax evasion, firm dynamics and growth. Bank of Italy Occasional Paper, (357).

Arrexini2

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