The Long and Winding Road pt.1: cosa succede dopo il diploma?

The Long and Winding Road pt.1: cosa succede dopo il diploma?


I recenti dati sulle prove Invalsi hanno riacceso il dibattito sulla scuola italiana, ponendo maggiormente l’accento sulle differenze registrate a livello regionale riguardanti le performance degli alunni nelle diverse materie.

Oggi però vogliamo ragionare su un aspetto diverso dell’istruzione nel nostro paese: cosa succede dopo il diploma? Che percorso prendono i nostri studenti?

Per fare questo utilizzeremo i dati ISTAT relativi al dataset “Percorsi di studio e di lavoro dei diplomati” e riferiti al 2015. Questa indagine è rivolta a un campione di 26.052 diplomati intervistati cinque anni dopo l’ottenimento del diploma e contiene informazioni riguardanti le caratteristiche degli individui e il percorso intrapreso dopo le superiori.

Nella prima parte di questo articolo ci concentreremo sulle scelte dei diplomati sulla base del tipo di diploma e della regione di residenza per poi analizzare i redditi da lavoro a cinque anni dal diploma. 

Mettiamo già le mani avanti: tutte le analisi hanno una valenza puramente descrittiva, nessun modello econometrico è stato testato, non vogliamo assolutamente comprendere le relazioni causa-effetto esistenti tra queste variabili. Ci limiteremo a una rappresentazione dei percorsi scelti lasciando al prossimo articolo sul tema l’analisi econometrica. 

Tutti i grafici sono stati ottenuti utilizzando il sito internet Flourish. Sono interattivi, quindi se toccate i vari flussi potreste vedere nel dettaglio la categoria di partenza e quella di arrivo. Fate attenzione, si tratta di indagini campionarie e quindi i vari tassi che presenteremo non dovrebbero essere interpretati come dati aggregati, per quelli ci sono altri dataset che risultano essere più completi.

Il primo grafico attiene alla dinamica dei post-diplomati del 2011 rispetto alla scuola superiore di partenza. Come potete vedere, la maggior parte dei diplomati proveniva dagli istituti professionali, seguiti in ordine da istituti tecnici, licei scientifici, istituti magistrali, istituti artistici, licei classici e, infine, licei linguistici. Dal grafico possono sorgere numerosi spunti di riflessione: 

  • Per gli istituti professionali circa il 40% dei diplomati ha trovato lavoro, mentre circa il 28% è disoccupato; hanno scelto un corso professionale meno del 10%, mentre gli ambiti universitari maggiormente frequentati risultano essere quelli economico/statistici, medici e politico/sociali. 
  • Gli istituti tecnici vedono circa un 29% di occupati post diploma, circa il 17% di disoccupati, mentre vedono un maggior sbocco universitario rispetto agli istituti professionali: circa il 12% si è iscritto in facoltà economico/statistiche, e circa l’8% in ingegneria.
  • I licei scientifici hanno determinato scelte all’accesso universitario nettamente maggiori rispetto ai casi precedenti: le aree di medicina, ingegneria ed economico/statistica sono i principali sbocchi con, rispettivamente, quote di circa il 18%, 17% e 12,5%; entrambe basse le percentuali che fanno riferimento al lavoro o alla disoccupazione, entrambe intorno al 2,5%.
  • Gli istituti magistrali presentano una distribuzione interessante delle scelte. Le aree maggiormente scelte risultano essere quelle psicologica, politica/sociale e dell’insegnamento ma, come potete notare, non c’è una categoria nettamente superiore rispetto alle altre. A quanto sembra questi studenti sono i più eclettici.
  • I diplomati degli istituti artistici raggiungono una disoccupazione che sfiora il 25%, con solo una quota di occupati del 18%; le aree universitarie maggiormente scelte sono architettura e lettere, con circa il 13% e il 9%. Un altro 13% si è dedicato a corsi di formazione professionale.
  • I principali sbocchi dei diplomati del liceo classico sono specialmente le aree giuridiche, letterarie e mediche con circa il 17,5% per i primi due casi e circa il 15% per il terzo; basse percentuali di occupati e disoccupati. Interessante notare la consistente percentuale di iscritti alle aree economico/statistiche con circa il 7,5%.
  • I licei linguistici vedono una percentuale di più del 26% che prosegue gli studi nell’area linguistica, con quote al di sotto del 10% di iscritti in aree economico/statistiche e letterarie.

Questi dati ci danno un’immagine che rispecchia un po’ le nostre attese: il tipo di istruzione superiore intrapresa sembra avere un ruolo determinante nelle scelte post diploma dei nostri studenti.

Il secondo aspetto su cui vogliamo riflettere riguarda le scelte post-diploma sulla base della macroregione di partenza dello studente. Il dato a disposizione non ci permette di conoscere la regione di destinazione degli studenti e, quindi, ci limiteremo ad analizzare il percorso scelto dai neo-diplomati utilizzando la regione di partenza come discriminante. In parole povere, il prossimo grafico risponde alla domanda: cosa ha fatto dopo il diploma uno studente del Sud Italia?

  • Una quota di circa il 27% degli studenti del Nord sceglie il lavoro come primo passo dopo il diploma, mentre la disoccupazione si attesta attorno al 12%; le aree economico/statistiche e mediche sono le più scelte con circa il 7,5% per entrambe, distaccando di poco ingegneria con il 6%.
  • Al Centro vi è una percentuale di circa il 23% di diplomati che lavora, con una disoccupazione di circa il 16% e una quota di circa il 7% che sceglie un corso professionale. Anche qua le aree economico/statistiche e mediche sono le principali scelte universitarie, con percentuali di circa il 6% e il 7,5%, subito seguite da lettere con circa il 6%.
  • Al Sud la percentuale di disoccupati è la più elevata, pari a circa il 27,5%, con una quota di occupati nettamente inferiore e pari a circa il 18%. Scelgono corsi professionali poco più del 10%, mentre il principale sbocco universitario è l’area economico/statistica con circa il 7,5%.
  • Concentrandoci sulla Sardegna, la disoccupazione ha sfiorato il 30%, con poco meno del 20% che invece ha lavorato. Corsi professionali e area economico/statistica si sono attestati intorno all’8%.

Anche questo grafico quindi ci regala la solita immagine: la disoccupazione cresce più ci si sposta verso Sud. Questi dati, letti alla luce anche del divario nelle performance nei test Invalsi tra Nord e Sud, sono un ulteriore indice della differenza qualitativa tra le diverse aree del paese che si riflette, logicamente, anche sulle scelte dei nostri diplomati. 

Il terzo aspetto che valutiamo in questo articolo riguarda i risultati in termini di reddito di coloro che hanno scelto il lavoro dopo il diploma. Questa scelta dipende dal fatto che non avrebbe senso considerare anche gli universitari: a 5 anni dal diploma non tutti gli studenti si sono laureati e, anche in questo caso, sarebbero alle prime esperienze lavorative e quindi il loro reddito potrebbe essere sistematicamente più basso. I redditi considerati sono dati dal reddito da lavoro puro, calcolato escludendo qualsiasi altra entrata che potrebbe aumentare i guadagni degli individui. La figura sottostante mostra, per ogni tipologia di diploma, la divisione degli occupati in base ad intervalli di importi guadagnati, riportandone la composizione percentuale.

Il primo dato interessante riguarda il Liceo classico. I diplomati classici, infatti, rappresentano la più alta percentuale sia di lavoratori che cadono nell’intervallo con meno di 500 euro (19,09%) che in quello con più di 2000 euro di reddito (14,55%). Gli istituti tecnici e professionali, invece, presentano i valori più bassi di individui nella parte inferiore della distribuzione del reddito. Circa il 43% di questi diplomati presenta uno stipendio tra i 1000 e i 1500 euro. Questo potrebbe essere un indice della capacità di questi istituti di offrire un titolo direttamente fruibile nel mercato del lavoro. Per quanto riguarda gli artistici e le magistrali abbiamo che circa il 40% di questi studenti presentano un reddito compreso tra i 500 e i 1000 euro.  La fascia più ricca, inoltre, vede una massima percentuale per i tecnici (24%) e minore per gli artistici (14%). Quindi, anche a livello visivo, si può notare come tra i diplomati che hanno scelto di lavorare dopo il diploma sono quelli con diploma tecnici a passarsela meglio (almeno in media). 

L’ultimo aspetto che vogliamo analizzare riguarda l’altra faccia della medaglia: i redditi da lavoro di coloro che hanno già conseguito un titolo universitario.

Anche in questo caso utilizziamo il tipo di diploma come discriminante e, quindi, guardiamo al reddito dei laureati indipendentemente dall’area della laurea ma guardando solamente all’istruzione superiore. Inoltre, abbiamo eliminato dal campione gli studenti iscritti in corsi come medicina che prevedono 6 anni di corsi. Infatti, questi studenti non avrebbero avuto il tempo materiale di trovarsi un lavoro. Anche in questo caso, come nel precedente, non vi è una discriminazione regionale ma ci si basa esclusivamente sulla tipologia di diploma ottenuto.

Adesso la situazione è profondamente diversa rispetto al caso precedente: sorprendentemente la quota maggiore dei diplomati e laureati che a cinque anni dal primo titolo presentano un reddito superiore ai 2000 euro appartiene all’istituto artistico con quasi il 57% dei soggetti mentre, al contrario, la percentuale più alta dei lavoratori del gruppo 0-500 euro proviene dalle magistrali. Interessanti sono le situazioni rappresentate dai liceo classici e scientifici anche se è utile ricordare che un buona quota di questi diplomati confluisce nell’area medica, per cui questi gruppi sono sotto campionati per questo grafico.

In conclusione l’immagine tracciata da questi grafici sembra molto chiara: il tipo di diploma influenza il tipo di percorso scelto dai diplomati e, a quanto pare, anche il reddito finale degli stessi. Gli istituti tecnici sembrano essere la scelta migliore quando non si prevede di continuare il percorso di studi, mentre i licei comportano risultati migliori dopo la laurea. 

Per ora non possiamo aggiungere tanto in quanto ci servirebbe un modello econometrico per trarre delle conclusioni più argomentate. Però, almeno per ora, noi ci chiediamo una cosa: ma non era meglio iscriversi all’artistico?


Francesco e Cristian

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