Cos’è l’autorizzazione a procedere?

Cos’è l’autorizzazione a procedere?

Il 19 febbraio la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del senato ha respinto, tra non poche polemiche, la richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di poter processare il ministro Salvini per sequestro di persona aggravato. Ma in cosa consiste l’autorizzazione a procedere?
Abbiamo chiesto all’avvocato Alessandra Ferrari di spiegarci questo importante istituto giuridico e i principi alla base dello stesso.

“In questi giorni di polemiche, scontri e votazioni online, ciò che più salta all’occhio è l’utilizzo del termine “autorizzazione a procedere” in modo improprio.

Questo perché, naturalmente, non a tutti sono chiari i principi alla base di questo fondamentale istituto giuridico.

Nel nostro ordinamento esistono diversi tipi di autorizzazione a procedere, ma quella storicamente più pregnante è certamente quella legata alle prerogative parlamentari, che trae le sue origini, addirittura, nella Dichiarazione dei diritti inglese del 1689; nasce come strumento di tutela per il potere politico, chè deve potersi esprimere senza essere intralciato o messo in discussione in nessun luogo al di fuori dello stesso Parlamento.

Ma, passando a tempi decisamente più recenti, la nostra Costituzione disciplina questo istituto all’art. 68, prevedendo che “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.”

Con tale articolo (modificato da ultimo nel 1993) il nostro costituente introdusse le immunità parlamentari per consentire a deputati e senatori di svolgere il proprio lavoro liberamente e senza interferenze.

La carta costituzionale riconosce, dunque, ai singoli parlamentari alcune prerogative irrinunciabili, che perseguono lo scopo di tutelare la regolarità e l’indipendenza del mandato parlamentare, in ossequio al principio del rispetto della piena rappresentatività degli organi elettivi.

La prima tra le prerogative è costituita dall’insindacabilità delle opinioni, tale per cui i parlamentari non possono mai essere chiamati a rispondere delle opinioni e dei voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni. Viene così tutelata la libertà di espressione del parlamentare, evitando eventuali condizionamenti che potrebbero derivargli dalla consapevolezza di dover render conto dell’attività svolta. Questo istituto si estende anche al di fuori del Parlamento, ma solo qualora l’attività sia connessa alle funzioni parlamentari.

L’altra importante prerogativa è certamente quella di cui tanto si parla questi giorni, ovvero l’immunità penale, secondo la quale nessun parlamentare, senza autorizzazione della Camera di appartenenza, può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale o detenuto, salvo che in esecuzione di sentenza penale irrevocabile, ovvero sia colto in flagranza di delitto, se la legge prevede l’arresto obbligatorio. Le Camere possono negare questa autorizzazione solo se ritengono che gli atti in esame mirino a perseguitare, e non a perseguire, i propri membri, incidendo, cioè, sulla loro funzione di parlamentari. Dal punto di vista procedimentale, è previsto che la richiesta sia inoltrata dal Presidente della Camera di appartenenza alla Giunta per le elezioni (Camera) ed alla Giunta per le elezioni e le immunità (Senato). Quindi essa passa all’assemblea che, su parere della Giunta, decide.

L’istituto dell’immunità rappresenta una garanzia affinché il parlamentare possa svolgere il proprio mandato in completa indipendenza e senza subire attacchi arbitrari da parte dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, come per quanto riguarda l’insindacabilità, tale garanzia non può e non deve degenerare nella creazione di un privilegio personale.

Dunque, anche qualora si riscontrasse il perseguimento di un “interesse pubblico” nello svolgimento delle funzioni parlamentari, bisognerebbe chiedersi sempre se l’autorità giudiziaria stia perseguitando i membri delle Camere o se, invece, li stia perseguendo, esattamente come farebbe con qualunque altro cittadino dello Stato.”

Avv. Alessandra Ferrari.

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