L’era “Dispersionista”: abbandono scolastico in Sardegna

L’era “Dispersionista”: abbandono scolastico in Sardegna


Oggi abbiamo deciso di parlarvi di un tema per noi particolarmente dolente: l’abbandono scolastico. Questa è una questione che ci sta particolarmente a cuore non solo perché fa parte della nostra vita quotidiana, ma anche perché porta ad una grande perdita in termini di capitale umano. Il capitale umano, così caro agli economisti, è l’ingrediente fondamentale per la crescita economica e, chiaramente, sociale. L’Italia tra le tante brutte posizioni nelle classifiche internazionali ne ha una veramente sconcertante, quella riguardante il numero di laureati. Infatti, con il nostro 18% di laureati siamo il penultimo paese, davanti al Messico, tra i paesi OCSE.

In Italia (e soprattutto nel Mezzogiorno), registriamo un tasso di “Neet” ( ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in nessun percorso di formazione) che è circa 10 punti percentuali più alto della media europea (14.2% – anno 2017).
Questi dati ci descrivono una situazione non propriamente florida nè per il  presente, nè tantomeno per il futuro. E così siamo andati a scavare su quella che è la situazione dei giovanissimi “Neet”, i ragazzi delle scuole superiori.

Quanti sono quelli che si perdono in cammino?

Le conseguenze della dispersione scolastica sono molteplici e ricadono su tutta la collettività, non solo sul ragazzo che abbandona.
L’istruzione aiuta a combattere le disuguaglianze economiche, perché persone più istruite trovano più facilmente lavoro o hanno più probabilità di fare impresa, e conseguentemente si riducono povertà e ignoranza.  Inoltre, l’istruzione ha un’influenza sulle diseguaglianze di salute, perchè a livelli di istruzione più alti sono solitamente associati stili di vita più salutari. O ancora, più istruzione vuol dire meno criminalità, un altro dei fattori che favoriscono il benessere della società, non solo del singolo.

Ma che succede ai nostri ragazzi?
Tra le cause che portano i ragazzi a perdere interesse nella scuola vi è sicuramente la bocciatura ripetuta: tale fatto aumenta il rischio di abbandono di sei volte rispetto ad un alunno non bocciato. Sistematicamente i ragazzi che più sono bocciati sono i più poveri, alimentando così quel processo perverso che blocca i livelli di mobilità sociale. Diventa quindi fondamentale capire chi sono e quanti sono questi ragazzi.

Il dossier La Scuola Colabrodo di Tuttoscuola (settembre 2018) e il successivo articolo de L’Espresso descrivono la drammatica situazione della scuola italiana: dei 590 mila adolescenti che hanno frequentato le scuole superiori nel 2018, ci dicono, 130 mila non arriveranno al diploma e si perderanno per strada. Ancora, il dossier ci racconta che dal 1995 ad oggi il costo del fallimento della scuola inclusiva ci è costato 55 miliardi di euro. Per ogni allievo vengono spesi dallo Stato 7 mila euro l’anno.

E in Sardegna?

Secondo il dossier, ci posizioniamo primi in classifica con il 33% (all’anno 2017) di iscritti che abbandona la scuola prima del diploma. Per capire meglio quello che succede dentro la nostra Isola vi illustriamo la nostra situazione, scomponendo i dati a livello provinciale e di istituto.

La Tabella 1 riporta, per gli anni 2014-2017, il numero degli iscritti al primo anno alla scuola media superiore e la percentuale di iscritti sulla popolazione, entrambi suddivisi per provincia. Osservando questi trend è doveroso fare due precisazioni. La prima è che la popolazione sarda è abbastanza costante (1 milione e 600 persone). La seconda è che non è possibile da questa analisi descrittiva scindere adeguatamente la causa delle fluttuazioni del tasso degli iscritti, in quanto la quota di giovani sul totale della popolazione è in decrescita.

Tabella 1: Studenti iscritti per provincia (Numero), iscritti su popolazione (%)


Fonte: Nostre elaborazioni su dati Istat

La Tabella 2 riporta invece gli studenti dispersi nel triennio 2015-2018, per genere e istituto superiore di provenienza. Osserviamo la dispersione tra le classi 1a/3a, 2a/4a ed, infine, 3a/5a. Quello che è emerge è che 1) i ragazzi si ritirano più delle ragazze (3936 unità contro 2480); 2) La dispersione maggiore la si osserva tra la prima e la terza superiore; 3) Il numero di abbandoni è maggiore nei licei per le femmine e negli istituti tecnici per i maschi.

Questi dati dovrebbero farci capire che i ragazzi hanno i problemi più grandi quando si iscrivono in una realtà nuova come le scuole superiori e infatti pagano dazio venendo bocciati. Complice molto probabilmente lo scarso orientamento dei ragazzi delle scuole medie che non riescono a scegliere un percorso che soddisfi le proprie esigenze.  

Tabella 2: Studenti dispersi anni 2015-2018 per genere e istituto  (Numero)


Fonte: Nostre elaborazioni su dati Miur

Per capire meglio che succede a questi ai ragazzi abbiamo deciso di scomporre il nostro dato a livello provinciale. Finora, però, abbiamo visto i flussi di studenti e bocciati nelle scuole sarde, ma che succede nel resto d’Italia?

Dalla Figura 1 è possibile vedere la situazione dei bocciati dalla prima alla terza divisi per province in tutta italia.

Nella cartina è riportato il tasso di dispersi tra la terza e la quinta, questo va da un minimo di  0 (colore rosso) a un massimo di 0.3 (colore blu). Come potevamo immaginare, visto il rapporto si Tuttoscuola il blu fa da padrone in Sardegna mentre le regioni del nord e del centro hanno dei risultati sensibilmente migliori.

Figura 1: Dispersione in Italia


Fonte: Nostre elaborazioni su dati Miur

Dal dato aggregato è interessante vedere che succede nei vari istituti per capire dov’è che l’emorragia è più sviluppata.

Nella figura 2 sono rappresentati il tasso di dispersi totali e per tipologia di istituto. La mappa a più colori rappresenta il totale degli istituti, la mappa verde riporta i dati sugli istituti professionali, la rossa sui licei e la blu sugli istituti tecnici.

Interessante ora è notare come la legenda con i dati disaggregati cambi, il tasso massimo di dispersione per i Licei infatti è 0.13, mentre quello per i gli istituti tecnici e professionali è di circa 0.4.

Figura 2: Dispersione per istituto

Fonte: Nostre elaborazioni su dati Miur

Da queste figure emerge come l’ex provincia dell’Ogliastra fosse quella con i maggiori problemi di dispersione scolastica, seguita a ruota dalla provincia di Nuoro. Gli istituti professionali d’altro canto sono quelli con il maggior numero di dispersi in tutte le province dandoci un’idea sul quale sia il punto debole del nostro sistema scolastico.

Guardando ai dati nazionali le scuole sarde sembrano essere quelle in cui si boccia di più però non sta a noi capire se questo sia un bene o un male.

Questa fotografia del nostro sistema ci fa preoccupare perché, come abbiamo avuto modo di dire, l’istruzione è importante per una serie di motivi sociali e culturali. Inoltre, nella nostra nuova era globalizzata in cui si è letteralmente sommersi da un bagno di informazioni, l’istruzione è il mezzo più efficace per discernere il falso dal vero


Andrea Cristian e Fabio

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Referenze:

http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=25459&lang=en#

http://anagrafe.miur.it/cerca.php

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